Questa è la contabilità agghiacciante del Governo Monti, causata dal combinato disposto delle ultime manovre finanziarie, con i tagli al lavoro precario, e la spending review che riduce ulteriormente gli organici funzionali delle amministrazioni centrali, degli Enti di ricerca, degli Enti previdenziali e delle agenzie fiscali.
Se pensiamo che, rispetto alla sola Sanità, dei 40.000 precari 10.000 sono medici, che spesso garantiscono il funzionamento del Pronto Soccorso piuttosto che dei reparti ospedalieri, rischiamo a breve il collasso dei servizi pubblici essenziali sui territori, affidati da anni ad operatori ed operatrici che hanno accumulato anzianità di servizio e competenze professionali a fronte di una sistematica negazione dei loro diritti.
L'IdV ha contrastato tutti i provvedimenti del Governo Monti, e sulla spending review ha denunciato immediatamente il rischio di una dismissione dei servizi pubblici essenziali a favore dell'offerta privata.
Dopo la 'controriforma' del mercato del lavoro, con la cancellazione dell'articolo 18, e delle pensioni, che ha consegnato all'incubo di un futuro senza certezze oltre 300.000 esodati e all'impossibilità di entrare nel mondo del lavoro 800.000 giovani nei prossimi tre anni, oggi siamo alla vigilia di un drammatico licenziamento di massa nel pubblico impiego. Esattamente in coerenza con quanto già fatto in Grecia e in Spagna su indicazione della Troika alla guida dell'Europa.
I referendum contro la Casta e per il lavoro, contro l'articolo 8 dell’ultima finanziaria Berlusconi per ristabilire la certezza dei diritti universali previsti dal Contratto nazionale di lavoro e per il ripristino dell'articolo 18, rappresentano per noi la discontinuità netta con queste politiche e il profilo che dovrebbe assumere il futuro centrosinistra alla guida del Paese.
Dopo la 'controriforma' del mercato del lavoro, con la cancellazione dell'articolo 18, e delle pensioni, che ha consegnato all'incubo di un futuro senza certezze oltre 300.000 esodati e all'impossibilità di entrare nel mondo del lavoro 800.000 giovani nei prossimi tre anni, oggi siamo alla vigilia di un drammatico licenziamento di massa nel pubblico impiego. Esattamente in coerenza con quanto già fatto in Grecia e in Spagna su indicazione della Troika alla guida dell'Europa.
I referendum contro la Casta e per il lavoro, contro l'articolo 8 dell’ultima finanziaria Berlusconi per ristabilire la certezza dei diritti universali previsti dal Contratto nazionale di lavoro e per il ripristino dell'articolo 18, rappresentano per noi la discontinuità netta con queste politiche e il profilo che dovrebbe assumere il futuro centrosinistra alla guida del Paese.
L'IdV ha sostenuto e sosterrà le battaglie dei precari, e chiede al Governo un provvedimento immediato di proroga dei contratti in essere, nelle more della definizione di un percorso che stabilizzi le lavoratrici e i lavoratori interessati e adoperandosi sin d'ora con tutti gli strumenti disponibili per una soluzione del problema.













Quasi quasi rimpiango le 300 pagine del programma dell’Unione tanto derise dagli esponenti del centrodestra. E le rammenterei anche a parecchi amici che si riconoscono, almeno a parole, nel centrosinistra. Perché a guardare ora la scena politica mi rendo conto che si fa un gran parlare di tutto e contro tutti, ma nessuno (fatta eccezione, e lo dico con orgoglio, dell’Italia dei Valori) si pronuncia su cosa vuole fare e come intende farlo. Mi chiedo perché oggi un cittadino disilluso dalla politica, vessato e preso in giro dalle scelte del governo Monti e della maggioranza che lo sostiene, indignato dalla malapolitica, spettatore inerte di festini a base di ostriche e champagne, dovrebbe scegliere un partito anziché un altro. Come si può convincere quella fetta di italiani (quasi la metà degli aventi diritto) che oggi si pronuncia per l’astensione ad andare a votare, se non si gli si offre un programma convincente con uomini e donne puliti e credibili? Eppure alle elezioni non manca molto. Alla scelta dei candidati che dovrebbero “arrivare alla pancia e alla testa” degli italiani ancora meno. Ma nulla si muove, tranne le vecchie abitudini della vecchia politica. Il Pd alle prese con le beghe interne, stessa storia nel PdL. Intanto l’Udc attacca Vendola, detta le condizioni al Partito Democratico e allo stesso tempo strizza l’occhio ad una parte degli ex-An e/o al Montezemolo di turno, Tremonti fa un nuovo partito, la Lega giura e spergiura che non si allea con nessuno e dichiara guerra al centrodestra (salvo poi accordarsi, pare, sotto banco per una legge elettorale che l’avvantaggi al Nord). L’Api di Rutelli che lascia il centro e torna a sinistra. Di sicuro dimentico di citare qualcuno in questo tira e molla sul nulla. Questo è quello a cui assistiamo nei pastoni dei telegiornali, nei dibattiti politici, ma anche in un Parlamento paralizzato, che non sta facendo niente se non trascinarsi fino a primavera. Intanto la crisi cresce e si mangia fette di società, l’Europa corre e l’Italia perde terreno senza un piano per la crescita, senza un rilancio industriale, senza una politica economica che metta fine a questo scempio inferto ai lavoratori, ai disoccupati, agli esodati e alle nuove generazioni. Non lo fa Monti oggi. Ma chi lo farà domani non è dato saperlo, visto che nessuno ci mostra il suo programma e si prende le responsabilità di una scelta di campo (perdonatemi il termine abusato ma quanto mai calzante). L’Italia dei Valori fa eccezione. E lo dicono i fatti. Ci siamo opposti con tenacia al governo Monti, abbiamo portato in Parlamento le nostre proposte sulla legge elettorale, sulla lotta alla corruzione, sui diritti civili, solo per citarne alcune. Abbiamo proposto diversi quesiti referendari, da quelli per abrogare il Porcellum, a quello per ripristinare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e il diritto di rappresentanza nei luoghi di lavoro. La battaglia contro i privilegi della casta è nel nostro dna, è scritta nelle proposte di legge in Parlamento e nei nuovi referendum contro la diaria ai parlamentari e per l’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti. Abbiamo dato l’ultima tranche dei rimborsi elettorali per la ricostruzione di una scuola terremotata a Finale Emilia. Questo è il nostro programma, scritto nero su bianco, e per di più anche aperto a chi vuole condividerlo, perché possa nascere una coalizione in grado di trasformarlo in una politica di governo. Ci siamo dimostrati disponibili a discuterlo con chi sentiamo più affine a noi e anche a limarlo, se necessario. Ma, salvo dichiarazioni di intenti, apprezzamenti, critiche, aperture, chiusure… fatti zero. Eppure la primavera si avvicina. Può essere che nessuno si ponga il problema di presentare un programma agli italiani? Temo che sarà così fin quando non si chiarirà la questione della legge elettorale. E lì il programma conterà, eccome, per capire con chi allearsi per prendere più poltrone. E il bene del Paese? Spero di sbagliarmi e di essere smentito, almeno dagli amici del Pd. Non nel 2013 possibilmente, magari, domani!