Oggetto: Coordinamento Provinciale Donne IDV Provincia di Brindisi, 22 febbraio 2010.
Gentili amici/amiche,
vi comunico che il giorno 22 febbraio 2010 alle ore 19.00 è convocato a Brindisi, presso la sede
Provinciale dell’IDV via Saponea n. 10, il Coordinamento Provinciale delle donne dell’Italia dei Valori per
discutere sui seguenti punti all’ordine del giorno:
Relazione e discussione sul Convegno Regionale dal titolo “Donne e Politica” tenutosi a Bari il 21
febbraio 2010;
Varie ed eventuali.
La Vostra presenza è importante.
Cordiali Saluti.
Coordinatrice Provinciale Donne
Marina Suma
Brindisi, li 21.02.2010
lunedì 22 febbraio 2010
venerdì 19 febbraio 2010
Il Dipartimento Ambiente ed Ecologia ci informa: sono state condannate a morte le aree marine protette
Elio Lanzillotti - Responsabile
Luigi Stefanachi - Componente
cell. 3351045955
lanzillottielio@libero.it
luigistefanachi@virgilio.it
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Condannate a morte le Aree Marine Protette Italiane
Le aree Marine italiane non esistono più, non hanno fondi, non sono rappresentate da nessuno. Abbandonate a se stesse innanzitutto dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare (mai termine si è dimostrato più inappropriato). A Bari nel corso di “Mediterre” ( l’annuale incontro del mondo dei parchi) si è tenuta nel pomeriggio del 29 u.s. la prevista e pubblicizzata CONFERENZA NAZIONALE sulle aree Marine. Il titolo della conferenza era eloquente: “Le Aree Marine Protette tra rischi di sopravvivenza e ipotesi di riforma”. Alla Conferenza Presieduta Da Sebastiano Romano (presidente dell’area marina di Siracusa). hanno relazionato il Senatore Antonio D’Alì (Presidente della Commissione Ambiente del Senato) ed il Senatore Roberto della Seta (PD, membro Commissione Ambiente ) nonché Il Presidente di Federparchi Giampiero Sammuri, il Vicepresidente dell’associazione Legambiente ed un rappresentante delle Aree Marine Protette iscritte a Federparchi.
Un’occasione straordinaria per discutere con tutti i portatori d’interesse i gravi problemi del settore. Un’occasione clamorosamente fallita poiché.:
• Le Riserve Marine italiane erano assenti, n’erano presenti sette su ventisei mancavano 19 aree marine.
• Il Ministero dell’ambiente era assente pur essendo previsto dal programma l’intervento del Direttore Generale del Servizio Conservazione Natura.
• Il WWF e l’associazione “Marevivo” erano assenti pur essendo previsto l’intervento di rappresentanti. Quanto sopra significa che le associazioni che hanno organizzato l’evento, Federparchi e Legambiente, non sono in alcun modo rappresentative del sistema nazionale delle aree marine protette.
La foto mostra chiaramente qual è stata la partecipazione alla Conferenza Nazionale. Un’ incontro parrocchiale vede sicuramente una maggiore partecipazione.
In ogni caso dalle relazioni degli oratori è emerso
1- Le Aree Marine Protette Italiane dieci anni fa erano dodici e ricevevano dallo Stato un contributo equivalente a nove milioni d’euro, oggi sono venticinque e ricevono un contributo di quattro milioni di euro.
2- Vi è una confusione normativa e amministrativa tale che non rendere possibile né la gestione dei territori demaniali né l’amministrazione delle aree. 3- Il divieto di avere personale, di fatto, paralizza ogni attività, comprese le iniziative economiche e la possibilità dell’applicazione di sanzioni per chi non osserva i vincoli di tutela.
4- La recente legge sullo scioglimento dei consorzi pubblici è il colpo di grazia per un sistema già al collasso.
Il Senatore D’Alì ha comunicato con enfasi l’unica cosa positiva che oggi riguarda le Aree Marine Italiane, il disegno di legge approvato dalla Commissione Ambiente del Senato per agevolare il diportismo nautico. Una Legge che permette il posizionamento di campi boe che consentiranno alle grandi barche da diporto (fino a cento metri di lunghezza) l’ingresso nei territori protetti. Desta incredulità sapere che tutte le riserve marine italiane ricevono solo quattro milioni d’euro l’anno e nel contempo scoprire che vi è al Ministero una richiesta di finanziamento da parte di “privati”di 30 milioni d’euro (di cui uno già erogato per un progetto sperimentale) per istallare campi boe nelle Aree Marine Protette. Come dipartimento ambiente IDV insieme al Senatore Caforio (già presentatore di un’interrogazione parlamentare) ci siamo attivati affinché “Italia dei Valori” offra ai rappresentanti delle Aree Marine Italiane ogni possibile aiuto dando la disponibilità di tutta la sua rappresentanza istituzionale dal livello locale a quello nazionale e Parlamentare. Auspichiamo anche che le Aree marine d’ora innanzi facciano riferimento esclusivamente all’ANCI ed all’UPI uniche entità peraltro istituzionali che possono in questa disastrosa situazione rappresentarle con efficacia.
Febbraio 2010
Elio Lanzillotti
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CAROVIGNO: UNA «TERRA PATTUMIERA» TRA CARBONE E NUCLEARE E LE TRIVELLAZIONI IN MARE
Intervista a Elio Lanzillotti del dipartimento regionale Ambiente IDV Puglia
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Torchiarolo da guinness dei primati
I caminetti bruciano troppa legna ed inquinano
Da un po’ di giorni sulla stampa si parla di Torchiarolo (Brindisi) e della sua aria inquinata, titolando così: “TORCHIAROLO- L’ARIA È INQUINATA COLPA DEI CAMINETTI” si evidenzia che dai risultati di un monitoraggio dell’ARPA risulta che nel comune di Torchiarolo vi è un inquinamento dovuto alle polveri sottili da combustione di legno tre volte superiore al normale.
A tal proposito mi torna opportuno fare alcune considerazioni:
Prima di tutto la questione viene presentata come se, prima di questo studio, si pensasse che l’inquinamento da polveri sottili (PM10) fosse dovuto, per la nostra provincia, unicamente agli stabilimenti industriali ed in particolare alla centrale Enel di Cerano. Da sempre si sa che questo tipo di inquinamento è causato dai motori diesel e dalla combustione del legno, anche se la presenza in zona di insediamenti industriali contribuisce ad un aumento di inquinanti. La stampa tutta fa riferimento alla relazione di ARPA PUGLIA (dipartimento di Brindisi) sui risultati di un monitoraggio sul PM10 nei comuni di Brindisi, S. Pancrazio Salentino, Torchiarolo, e di una località rurale in provincia di Lecce , S. Maria Cerrate.
Da questo monitoraggio, effettuato nel periodo marzo-aprile 2008, risulta che nel Comune di Torchiarolo i valori di PM10 dovuti alla combustione di legna sono mediamente tre volte superiori a quelli delle altre località. Quindi a Torchiarolo qualcosa non funziona….si brucia troppa legna…bisogna indagare ed è giusto che si faccia.
Mi pare anche doveroso sottolineare alcune cose che nella relazione tecnica di ARPA lasciano perplessi ed in particolare: “I valori particolarmente elevati di levoglucosano rilevati a Torchiarolo possono dipendere da diversi fattori:
- presenza di sorgenti locali prossime alla centralina (a riguardo si segnala la presenza di diversi camini nelle immediate vicinanze della centralina);
- prevalenza nel periodo di campionamento selezionato dei settori sottovento al centro abitato, come mostrato nell’analisi anemologica;
- probabile presenza dell interferente chimico arabitolo sulle misure di levoglucosano condotte con la tecnica HPAEC-PAD………”.
In sostanza la centralina di Torchiarolo potrebbe essere inaffidabile soprattutto perché posizionata troppo vicino a fonti inquinanti.
Dalla relazione si evince anche che l’Università di Milano ha fornito i risultati delle analisi dopo un anno… sono questi i tempi di una ricerca? Quanto tempo passerà ancora per avere i risultati delle opportune verifiche per farci capire se Torchiarolo deve entrare nel Guinness dei primati per il consumo di legna da ardere? oppure se siamo in presenza di dati falsati?
Sarebbe bello sapere se l’ARPA Lombardia ha gli stessi tempi di ricezione dati come l’ARPA Puglia. Purtroppo proprio per la Puglia, in particolare per le Provincie di Taranto e di Brindisi esiste una sola realtà ed è quella rappresentata proprio dall’ARPA: nel rapporto sulle emissioni presentato l’11-5-2009
• Primi in Italia per emissioni di ANIDRIDE CARBONICA (il 21,23% del totale nazionale viene emesso in atmosfera da industrie che hanno sede in Puglia);
• Primi in Italia per emissioni di BENZENE (46,13% del totale nazionale);
• Primi in Italia per emissioni di IDROCARBURI POLICICLICI AROMATICI (95,48%);
• Primi in Italia per emissioni di OSSIDI DI AZOTO (19,63%);
• Primi in Italia per emissioni di OSSIDI DI ZOLFO (23,27%);
• Primi in Italia per emissioni di MONOSSIDO DI CARBONIO (81,11%);
• Primi in Italia per emissioni di PARTICOLATO (62,23%);
• Primi in Italia per emissioni di DIOSSINE (PCDD, PCDF) (91,96%);
Al danno si aggiunge la beffa. In questi ultimi anni la Puglia è diventata la prima regione italiana per produzione di energia alternativa (eolico e solare) senza che ciò abbia comportato una riduzione dell’energia prodotta dal carbone. (si rammenti sempre che esportiamo l’80% dell’energia prodotta).
Recentemente GREENPEACE internazionale ha manifestato, scalando con i suoi volontari le ciminiere della centrale ENEL di Cerano, per rendere chiaro a tutti che la centrale a carbone di Brindisi è fra i siti più inquinanti d’ Europa. I primi a protestare sono stati i sindacati! Giustissimo!
Senza dubbio per gli operai è meglio morire di tumore tra 20 anni anziché morire di fame subito.
Elio Lanzillotti
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Responsabile Regionale Dipartimenti Tematici
Massimo Melpignano - Responsabile
melpignano@studiomelpignano.it
Tel. 0805021132
Fax. 0805022906
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Condannate a morte le Aree Marine Protette Italiane
Le aree Marine italiane non esistono più, non hanno fondi, non sono rappresentate da nessuno. Abbandonate a se stesse innanzitutto dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare (mai termine si è dimostrato più inappropriato). A Bari nel corso di “Mediterre” ( l’annuale incontro del mondo dei parchi) si è tenuta nel pomeriggio del 29 u.s. la prevista e pubblicizzata CONFERENZA NAZIONALE sulle aree Marine. Il titolo della conferenza era eloquente: “Le Aree Marine Protette tra rischi di sopravvivenza e ipotesi di riforma”. Alla Conferenza Presieduta Da Sebastiano Romano (presidente dell’area marina di Siracusa). hanno relazionato il Senatore Antonio D’Alì (Presidente della Commissione Ambiente del Senato) ed il Senatore Roberto della Seta (PD, membro Commissione Ambiente ) nonché Il Presidente di Federparchi Giampiero Sammuri, il Vicepresidente dell’associazione Legambiente ed un rappresentante delle Aree Marine Protette iscritte a Federparchi.
Un’occasione straordinaria per discutere con tutti i portatori d’interesse i gravi problemi del settore. Un’occasione clamorosamente fallita poiché.:
• Le Riserve Marine italiane erano assenti, n’erano presenti sette su ventisei mancavano 19 aree marine.
• Il Ministero dell’ambiente era assente pur essendo previsto dal programma l’intervento del Direttore Generale del Servizio Conservazione Natura.
• Il WWF e l’associazione “Marevivo” erano assenti pur essendo previsto l’intervento di rappresentanti. Quanto sopra significa che le associazioni che hanno organizzato l’evento, Federparchi e Legambiente, non sono in alcun modo rappresentative del sistema nazionale delle aree marine protette.
La foto mostra chiaramente qual è stata la partecipazione alla Conferenza Nazionale. Un’ incontro parrocchiale vede sicuramente una maggiore partecipazione.
In ogni caso dalle relazioni degli oratori è emerso
1- Le Aree Marine Protette Italiane dieci anni fa erano dodici e ricevevano dallo Stato un contributo equivalente a nove milioni d’euro, oggi sono venticinque e ricevono un contributo di quattro milioni di euro.
2- Vi è una confusione normativa e amministrativa tale che non rendere possibile né la gestione dei territori demaniali né l’amministrazione delle aree. 3- Il divieto di avere personale, di fatto, paralizza ogni attività, comprese le iniziative economiche e la possibilità dell’applicazione di sanzioni per chi non osserva i vincoli di tutela.
4- La recente legge sullo scioglimento dei consorzi pubblici è il colpo di grazia per un sistema già al collasso.
Il Senatore D’Alì ha comunicato con enfasi l’unica cosa positiva che oggi riguarda le Aree Marine Italiane, il disegno di legge approvato dalla Commissione Ambiente del Senato per agevolare il diportismo nautico. Una Legge che permette il posizionamento di campi boe che consentiranno alle grandi barche da diporto (fino a cento metri di lunghezza) l’ingresso nei territori protetti. Desta incredulità sapere che tutte le riserve marine italiane ricevono solo quattro milioni d’euro l’anno e nel contempo scoprire che vi è al Ministero una richiesta di finanziamento da parte di “privati”di 30 milioni d’euro (di cui uno già erogato per un progetto sperimentale) per istallare campi boe nelle Aree Marine Protette. Come dipartimento ambiente IDV insieme al Senatore Caforio (già presentatore di un’interrogazione parlamentare) ci siamo attivati affinché “Italia dei Valori” offra ai rappresentanti delle Aree Marine Italiane ogni possibile aiuto dando la disponibilità di tutta la sua rappresentanza istituzionale dal livello locale a quello nazionale e Parlamentare. Auspichiamo anche che le Aree marine d’ora innanzi facciano riferimento esclusivamente all’ANCI ed all’UPI uniche entità peraltro istituzionali che possono in questa disastrosa situazione rappresentarle con efficacia.
Febbraio 2010
Elio Lanzillotti
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CAROVIGNO: UNA «TERRA PATTUMIERA» TRA CARBONE E NUCLEARE E LE TRIVELLAZIONI IN MARE
Intervista a Elio Lanzillotti del dipartimento regionale Ambiente IDV Puglia
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Torchiarolo da guinness dei primati
I caminetti bruciano troppa legna ed inquinano
Da un po’ di giorni sulla stampa si parla di Torchiarolo (Brindisi) e della sua aria inquinata, titolando così: “TORCHIAROLO- L’ARIA È INQUINATA COLPA DEI CAMINETTI” si evidenzia che dai risultati di un monitoraggio dell’ARPA risulta che nel comune di Torchiarolo vi è un inquinamento dovuto alle polveri sottili da combustione di legno tre volte superiore al normale.
A tal proposito mi torna opportuno fare alcune considerazioni:
Prima di tutto la questione viene presentata come se, prima di questo studio, si pensasse che l’inquinamento da polveri sottili (PM10) fosse dovuto, per la nostra provincia, unicamente agli stabilimenti industriali ed in particolare alla centrale Enel di Cerano. Da sempre si sa che questo tipo di inquinamento è causato dai motori diesel e dalla combustione del legno, anche se la presenza in zona di insediamenti industriali contribuisce ad un aumento di inquinanti. La stampa tutta fa riferimento alla relazione di ARPA PUGLIA (dipartimento di Brindisi) sui risultati di un monitoraggio sul PM10 nei comuni di Brindisi, S. Pancrazio Salentino, Torchiarolo, e di una località rurale in provincia di Lecce , S. Maria Cerrate.
Da questo monitoraggio, effettuato nel periodo marzo-aprile 2008, risulta che nel Comune di Torchiarolo i valori di PM10 dovuti alla combustione di legna sono mediamente tre volte superiori a quelli delle altre località. Quindi a Torchiarolo qualcosa non funziona….si brucia troppa legna…bisogna indagare ed è giusto che si faccia.
Mi pare anche doveroso sottolineare alcune cose che nella relazione tecnica di ARPA lasciano perplessi ed in particolare: “I valori particolarmente elevati di levoglucosano rilevati a Torchiarolo possono dipendere da diversi fattori:
- presenza di sorgenti locali prossime alla centralina (a riguardo si segnala la presenza di diversi camini nelle immediate vicinanze della centralina);
- prevalenza nel periodo di campionamento selezionato dei settori sottovento al centro abitato, come mostrato nell’analisi anemologica;
- probabile presenza dell interferente chimico arabitolo sulle misure di levoglucosano condotte con la tecnica HPAEC-PAD………”.
In sostanza la centralina di Torchiarolo potrebbe essere inaffidabile soprattutto perché posizionata troppo vicino a fonti inquinanti.
Dalla relazione si evince anche che l’Università di Milano ha fornito i risultati delle analisi dopo un anno… sono questi i tempi di una ricerca? Quanto tempo passerà ancora per avere i risultati delle opportune verifiche per farci capire se Torchiarolo deve entrare nel Guinness dei primati per il consumo di legna da ardere? oppure se siamo in presenza di dati falsati?
Sarebbe bello sapere se l’ARPA Lombardia ha gli stessi tempi di ricezione dati come l’ARPA Puglia. Purtroppo proprio per la Puglia, in particolare per le Provincie di Taranto e di Brindisi esiste una sola realtà ed è quella rappresentata proprio dall’ARPA: nel rapporto sulle emissioni presentato l’11-5-2009
• Primi in Italia per emissioni di ANIDRIDE CARBONICA (il 21,23% del totale nazionale viene emesso in atmosfera da industrie che hanno sede in Puglia);
• Primi in Italia per emissioni di BENZENE (46,13% del totale nazionale);
• Primi in Italia per emissioni di IDROCARBURI POLICICLICI AROMATICI (95,48%);
• Primi in Italia per emissioni di OSSIDI DI AZOTO (19,63%);
• Primi in Italia per emissioni di OSSIDI DI ZOLFO (23,27%);
• Primi in Italia per emissioni di MONOSSIDO DI CARBONIO (81,11%);
• Primi in Italia per emissioni di PARTICOLATO (62,23%);
• Primi in Italia per emissioni di DIOSSINE (PCDD, PCDF) (91,96%);
Al danno si aggiunge la beffa. In questi ultimi anni la Puglia è diventata la prima regione italiana per produzione di energia alternativa (eolico e solare) senza che ciò abbia comportato una riduzione dell’energia prodotta dal carbone. (si rammenti sempre che esportiamo l’80% dell’energia prodotta).
Recentemente GREENPEACE internazionale ha manifestato, scalando con i suoi volontari le ciminiere della centrale ENEL di Cerano, per rendere chiaro a tutti che la centrale a carbone di Brindisi è fra i siti più inquinanti d’ Europa. I primi a protestare sono stati i sindacati! Giustissimo!
Senza dubbio per gli operai è meglio morire di tumore tra 20 anni anziché morire di fame subito.
Elio Lanzillotti
Condannate a morte le Aree Marine Protette Italiane
Le aree Marine italiane non esistono più, non hanno fondi, non sono rappresentate da nessuno. Abbandonate a se stesse innanzitutto dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare (mai termine si è dimostrato più inappropriato). A Bari nel corso di “Mediterre” ( l’annuale incontro del mondo dei parchi) si è tenuta nel pomeriggio del 29 u.s. la prevista e pubblicizzata CONFERENZA NAZIONALE sulle aree Marine. Il titolo della conferenza era eloquente: “Le Aree Marine Protette tra rischi di sopravvivenza e ipotesi di riforma”. Alla Conferenza Presieduta Da Sebastiano Romano (presidente dell’area marina di Siracusa). hanno relazionato il Senatore Antonio D’Alì (Presidente della Commissione Ambiente del Senato) ed il Senatore Roberto della Seta (PD, membro Commissione Ambiente ) nonché Il Presidente di Federparchi Giampiero Sammuri, il Vicepresidente dell’associazione Legambiente ed un rappresentante delle Aree Marine Protette iscritte a Federparchi.
Un’occasione straordinaria per discutere con tutti i portatori d’interesse i gravi problemi del settore. Un’occasione clamorosamente fallita poiché.:
• Le Riserve Marine italiane erano assenti, n’erano presenti sette su ventisei mancavano 19 aree marine.
• Il Ministero dell’ambiente era assente pur essendo previsto dal programma l’intervento del Direttore Generale del Servizio Conservazione Natura.
• Il WWF e l’associazione “Marevivo” erano assenti pur essendo previsto l’intervento di rappresentanti. Quanto sopra significa che le associazioni che hanno organizzato l’evento, Federparchi e Legambiente, non sono in alcun modo rappresentative del sistema nazionale delle aree marine protette.
La foto mostra chiaramente qual è stata la partecipazione alla Conferenza Nazionale. Un’ incontro parrocchiale vede sicuramente una maggiore partecipazione.
In ogni caso dalle relazioni degli oratori è emerso
1- Le Aree Marine Protette Italiane dieci anni fa erano dodici e ricevevano dallo Stato un contributo equivalente a nove milioni d’euro, oggi sono venticinque e ricevono un contributo di quattro milioni di euro.
2- Vi è una confusione normativa e amministrativa tale che non rendere possibile né la gestione dei territori demaniali né l’amministrazione delle aree. 3- Il divieto di avere personale, di fatto, paralizza ogni attività, comprese le iniziative economiche e la possibilità dell’applicazione di sanzioni per chi non osserva i vincoli di tutela.
4- La recente legge sullo scioglimento dei consorzi pubblici è il colpo di grazia per un sistema già al collasso.
Il Senatore D’Alì ha comunicato con enfasi l’unica cosa positiva che oggi riguarda le Aree Marine Italiane, il disegno di legge approvato dalla Commissione Ambiente del Senato per agevolare il diportismo nautico. Una Legge che permette il posizionamento di campi boe che consentiranno alle grandi barche da diporto (fino a cento metri di lunghezza) l’ingresso nei territori protetti. Desta incredulità sapere che tutte le riserve marine italiane ricevono solo quattro milioni d’euro l’anno e nel contempo scoprire che vi è al Ministero una richiesta di finanziamento da parte di “privati”di 30 milioni d’euro (di cui uno già erogato per un progetto sperimentale) per istallare campi boe nelle Aree Marine Protette. Come dipartimento ambiente IDV insieme al Senatore Caforio (già presentatore di un’interrogazione parlamentare) ci siamo attivati affinché “Italia dei Valori” offra ai rappresentanti delle Aree Marine Italiane ogni possibile aiuto dando la disponibilità di tutta la sua rappresentanza istituzionale dal livello locale a quello nazionale e Parlamentare. Auspichiamo anche che le Aree marine d’ora innanzi facciano riferimento esclusivamente all’ANCI ed all’UPI uniche entità peraltro istituzionali che possono in questa disastrosa situazione rappresentarle con efficacia.
Febbraio 2010
Elio Lanzillotti
Luigi Stefanachi - Componente
cell. 3351045955
lanzillottielio@libero.it
luigistefanachi@virgilio.it
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Condannate a morte le Aree Marine Protette Italiane
Le aree Marine italiane non esistono più, non hanno fondi, non sono rappresentate da nessuno. Abbandonate a se stesse innanzitutto dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare (mai termine si è dimostrato più inappropriato). A Bari nel corso di “Mediterre” ( l’annuale incontro del mondo dei parchi) si è tenuta nel pomeriggio del 29 u.s. la prevista e pubblicizzata CONFERENZA NAZIONALE sulle aree Marine. Il titolo della conferenza era eloquente: “Le Aree Marine Protette tra rischi di sopravvivenza e ipotesi di riforma”. Alla Conferenza Presieduta Da Sebastiano Romano (presidente dell’area marina di Siracusa). hanno relazionato il Senatore Antonio D’Alì (Presidente della Commissione Ambiente del Senato) ed il Senatore Roberto della Seta (PD, membro Commissione Ambiente ) nonché Il Presidente di Federparchi Giampiero Sammuri, il Vicepresidente dell’associazione Legambiente ed un rappresentante delle Aree Marine Protette iscritte a Federparchi.
Un’occasione straordinaria per discutere con tutti i portatori d’interesse i gravi problemi del settore. Un’occasione clamorosamente fallita poiché.:
• Le Riserve Marine italiane erano assenti, n’erano presenti sette su ventisei mancavano 19 aree marine.
• Il Ministero dell’ambiente era assente pur essendo previsto dal programma l’intervento del Direttore Generale del Servizio Conservazione Natura.
• Il WWF e l’associazione “Marevivo” erano assenti pur essendo previsto l’intervento di rappresentanti. Quanto sopra significa che le associazioni che hanno organizzato l’evento, Federparchi e Legambiente, non sono in alcun modo rappresentative del sistema nazionale delle aree marine protette.
La foto mostra chiaramente qual è stata la partecipazione alla Conferenza Nazionale. Un’ incontro parrocchiale vede sicuramente una maggiore partecipazione.
In ogni caso dalle relazioni degli oratori è emerso
1- Le Aree Marine Protette Italiane dieci anni fa erano dodici e ricevevano dallo Stato un contributo equivalente a nove milioni d’euro, oggi sono venticinque e ricevono un contributo di quattro milioni di euro.
2- Vi è una confusione normativa e amministrativa tale che non rendere possibile né la gestione dei territori demaniali né l’amministrazione delle aree. 3- Il divieto di avere personale, di fatto, paralizza ogni attività, comprese le iniziative economiche e la possibilità dell’applicazione di sanzioni per chi non osserva i vincoli di tutela.
4- La recente legge sullo scioglimento dei consorzi pubblici è il colpo di grazia per un sistema già al collasso.
Il Senatore D’Alì ha comunicato con enfasi l’unica cosa positiva che oggi riguarda le Aree Marine Italiane, il disegno di legge approvato dalla Commissione Ambiente del Senato per agevolare il diportismo nautico. Una Legge che permette il posizionamento di campi boe che consentiranno alle grandi barche da diporto (fino a cento metri di lunghezza) l’ingresso nei territori protetti. Desta incredulità sapere che tutte le riserve marine italiane ricevono solo quattro milioni d’euro l’anno e nel contempo scoprire che vi è al Ministero una richiesta di finanziamento da parte di “privati”di 30 milioni d’euro (di cui uno già erogato per un progetto sperimentale) per istallare campi boe nelle Aree Marine Protette. Come dipartimento ambiente IDV insieme al Senatore Caforio (già presentatore di un’interrogazione parlamentare) ci siamo attivati affinché “Italia dei Valori” offra ai rappresentanti delle Aree Marine Italiane ogni possibile aiuto dando la disponibilità di tutta la sua rappresentanza istituzionale dal livello locale a quello nazionale e Parlamentare. Auspichiamo anche che le Aree marine d’ora innanzi facciano riferimento esclusivamente all’ANCI ed all’UPI uniche entità peraltro istituzionali che possono in questa disastrosa situazione rappresentarle con efficacia.
Febbraio 2010
Elio Lanzillotti
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CAROVIGNO: UNA «TERRA PATTUMIERA» TRA CARBONE E NUCLEARE E LE TRIVELLAZIONI IN MARE
Intervista a Elio Lanzillotti del dipartimento regionale Ambiente IDV Puglia
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Torchiarolo da guinness dei primati
I caminetti bruciano troppa legna ed inquinano
Da un po’ di giorni sulla stampa si parla di Torchiarolo (Brindisi) e della sua aria inquinata, titolando così: “TORCHIAROLO- L’ARIA È INQUINATA COLPA DEI CAMINETTI” si evidenzia che dai risultati di un monitoraggio dell’ARPA risulta che nel comune di Torchiarolo vi è un inquinamento dovuto alle polveri sottili da combustione di legno tre volte superiore al normale.
A tal proposito mi torna opportuno fare alcune considerazioni:
Prima di tutto la questione viene presentata come se, prima di questo studio, si pensasse che l’inquinamento da polveri sottili (PM10) fosse dovuto, per la nostra provincia, unicamente agli stabilimenti industriali ed in particolare alla centrale Enel di Cerano. Da sempre si sa che questo tipo di inquinamento è causato dai motori diesel e dalla combustione del legno, anche se la presenza in zona di insediamenti industriali contribuisce ad un aumento di inquinanti. La stampa tutta fa riferimento alla relazione di ARPA PUGLIA (dipartimento di Brindisi) sui risultati di un monitoraggio sul PM10 nei comuni di Brindisi, S. Pancrazio Salentino, Torchiarolo, e di una località rurale in provincia di Lecce , S. Maria Cerrate.
Da questo monitoraggio, effettuato nel periodo marzo-aprile 2008, risulta che nel Comune di Torchiarolo i valori di PM10 dovuti alla combustione di legna sono mediamente tre volte superiori a quelli delle altre località. Quindi a Torchiarolo qualcosa non funziona….si brucia troppa legna…bisogna indagare ed è giusto che si faccia.
Mi pare anche doveroso sottolineare alcune cose che nella relazione tecnica di ARPA lasciano perplessi ed in particolare: “I valori particolarmente elevati di levoglucosano rilevati a Torchiarolo possono dipendere da diversi fattori:
- presenza di sorgenti locali prossime alla centralina (a riguardo si segnala la presenza di diversi camini nelle immediate vicinanze della centralina);
- prevalenza nel periodo di campionamento selezionato dei settori sottovento al centro abitato, come mostrato nell’analisi anemologica;
- probabile presenza dell interferente chimico arabitolo sulle misure di levoglucosano condotte con la tecnica HPAEC-PAD………”.
In sostanza la centralina di Torchiarolo potrebbe essere inaffidabile soprattutto perché posizionata troppo vicino a fonti inquinanti.
Dalla relazione si evince anche che l’Università di Milano ha fornito i risultati delle analisi dopo un anno… sono questi i tempi di una ricerca? Quanto tempo passerà ancora per avere i risultati delle opportune verifiche per farci capire se Torchiarolo deve entrare nel Guinness dei primati per il consumo di legna da ardere? oppure se siamo in presenza di dati falsati?
Sarebbe bello sapere se l’ARPA Lombardia ha gli stessi tempi di ricezione dati come l’ARPA Puglia. Purtroppo proprio per la Puglia, in particolare per le Provincie di Taranto e di Brindisi esiste una sola realtà ed è quella rappresentata proprio dall’ARPA: nel rapporto sulle emissioni presentato l’11-5-2009
• Primi in Italia per emissioni di ANIDRIDE CARBONICA (il 21,23% del totale nazionale viene emesso in atmosfera da industrie che hanno sede in Puglia);
• Primi in Italia per emissioni di BENZENE (46,13% del totale nazionale);
• Primi in Italia per emissioni di IDROCARBURI POLICICLICI AROMATICI (95,48%);
• Primi in Italia per emissioni di OSSIDI DI AZOTO (19,63%);
• Primi in Italia per emissioni di OSSIDI DI ZOLFO (23,27%);
• Primi in Italia per emissioni di MONOSSIDO DI CARBONIO (81,11%);
• Primi in Italia per emissioni di PARTICOLATO (62,23%);
• Primi in Italia per emissioni di DIOSSINE (PCDD, PCDF) (91,96%);
Al danno si aggiunge la beffa. In questi ultimi anni la Puglia è diventata la prima regione italiana per produzione di energia alternativa (eolico e solare) senza che ciò abbia comportato una riduzione dell’energia prodotta dal carbone. (si rammenti sempre che esportiamo l’80% dell’energia prodotta).
Recentemente GREENPEACE internazionale ha manifestato, scalando con i suoi volontari le ciminiere della centrale ENEL di Cerano, per rendere chiaro a tutti che la centrale a carbone di Brindisi è fra i siti più inquinanti d’ Europa. I primi a protestare sono stati i sindacati! Giustissimo!
Senza dubbio per gli operai è meglio morire di tumore tra 20 anni anziché morire di fame subito.
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Condannate a morte le Aree Marine Protette Italiane
Le aree Marine italiane non esistono più, non hanno fondi, non sono rappresentate da nessuno. Abbandonate a se stesse innanzitutto dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare (mai termine si è dimostrato più inappropriato). A Bari nel corso di “Mediterre” ( l’annuale incontro del mondo dei parchi) si è tenuta nel pomeriggio del 29 u.s. la prevista e pubblicizzata CONFERENZA NAZIONALE sulle aree Marine. Il titolo della conferenza era eloquente: “Le Aree Marine Protette tra rischi di sopravvivenza e ipotesi di riforma”. Alla Conferenza Presieduta Da Sebastiano Romano (presidente dell’area marina di Siracusa). hanno relazionato il Senatore Antonio D’Alì (Presidente della Commissione Ambiente del Senato) ed il Senatore Roberto della Seta (PD, membro Commissione Ambiente ) nonché Il Presidente di Federparchi Giampiero Sammuri, il Vicepresidente dell’associazione Legambiente ed un rappresentante delle Aree Marine Protette iscritte a Federparchi.
Un’occasione straordinaria per discutere con tutti i portatori d’interesse i gravi problemi del settore. Un’occasione clamorosamente fallita poiché.:
• Le Riserve Marine italiane erano assenti, n’erano presenti sette su ventisei mancavano 19 aree marine.
• Il Ministero dell’ambiente era assente pur essendo previsto dal programma l’intervento del Direttore Generale del Servizio Conservazione Natura.
• Il WWF e l’associazione “Marevivo” erano assenti pur essendo previsto l’intervento di rappresentanti. Quanto sopra significa che le associazioni che hanno organizzato l’evento, Federparchi e Legambiente, non sono in alcun modo rappresentative del sistema nazionale delle aree marine protette.
La foto mostra chiaramente qual è stata la partecipazione alla Conferenza Nazionale. Un’ incontro parrocchiale vede sicuramente una maggiore partecipazione.
In ogni caso dalle relazioni degli oratori è emerso
1- Le Aree Marine Protette Italiane dieci anni fa erano dodici e ricevevano dallo Stato un contributo equivalente a nove milioni d’euro, oggi sono venticinque e ricevono un contributo di quattro milioni di euro.
2- Vi è una confusione normativa e amministrativa tale che non rendere possibile né la gestione dei territori demaniali né l’amministrazione delle aree. 3- Il divieto di avere personale, di fatto, paralizza ogni attività, comprese le iniziative economiche e la possibilità dell’applicazione di sanzioni per chi non osserva i vincoli di tutela.
4- La recente legge sullo scioglimento dei consorzi pubblici è il colpo di grazia per un sistema già al collasso.
Il Senatore D’Alì ha comunicato con enfasi l’unica cosa positiva che oggi riguarda le Aree Marine Italiane, il disegno di legge approvato dalla Commissione Ambiente del Senato per agevolare il diportismo nautico. Una Legge che permette il posizionamento di campi boe che consentiranno alle grandi barche da diporto (fino a cento metri di lunghezza) l’ingresso nei territori protetti. Desta incredulità sapere che tutte le riserve marine italiane ricevono solo quattro milioni d’euro l’anno e nel contempo scoprire che vi è al Ministero una richiesta di finanziamento da parte di “privati”di 30 milioni d’euro (di cui uno già erogato per un progetto sperimentale) per istallare campi boe nelle Aree Marine Protette. Come dipartimento ambiente IDV insieme al Senatore Caforio (già presentatore di un’interrogazione parlamentare) ci siamo attivati affinché “Italia dei Valori” offra ai rappresentanti delle Aree Marine Italiane ogni possibile aiuto dando la disponibilità di tutta la sua rappresentanza istituzionale dal livello locale a quello nazionale e Parlamentare. Auspichiamo anche che le Aree marine d’ora innanzi facciano riferimento esclusivamente all’ANCI ed all’UPI uniche entità peraltro istituzionali che possono in questa disastrosa situazione rappresentarle con efficacia.
Febbraio 2010
Elio Lanzillotti
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CAROVIGNO: UNA «TERRA PATTUMIERA» TRA CARBONE E NUCLEARE E LE TRIVELLAZIONI IN MARE
Intervista a Elio Lanzillotti del dipartimento regionale Ambiente IDV Puglia
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Torchiarolo da guinness dei primati
I caminetti bruciano troppa legna ed inquinano
Da un po’ di giorni sulla stampa si parla di Torchiarolo (Brindisi) e della sua aria inquinata, titolando così: “TORCHIAROLO- L’ARIA È INQUINATA COLPA DEI CAMINETTI” si evidenzia che dai risultati di un monitoraggio dell’ARPA risulta che nel comune di Torchiarolo vi è un inquinamento dovuto alle polveri sottili da combustione di legno tre volte superiore al normale.
A tal proposito mi torna opportuno fare alcune considerazioni:
Prima di tutto la questione viene presentata come se, prima di questo studio, si pensasse che l’inquinamento da polveri sottili (PM10) fosse dovuto, per la nostra provincia, unicamente agli stabilimenti industriali ed in particolare alla centrale Enel di Cerano. Da sempre si sa che questo tipo di inquinamento è causato dai motori diesel e dalla combustione del legno, anche se la presenza in zona di insediamenti industriali contribuisce ad un aumento di inquinanti. La stampa tutta fa riferimento alla relazione di ARPA PUGLIA (dipartimento di Brindisi) sui risultati di un monitoraggio sul PM10 nei comuni di Brindisi, S. Pancrazio Salentino, Torchiarolo, e di una località rurale in provincia di Lecce , S. Maria Cerrate.
Da questo monitoraggio, effettuato nel periodo marzo-aprile 2008, risulta che nel Comune di Torchiarolo i valori di PM10 dovuti alla combustione di legna sono mediamente tre volte superiori a quelli delle altre località. Quindi a Torchiarolo qualcosa non funziona….si brucia troppa legna…bisogna indagare ed è giusto che si faccia.
Mi pare anche doveroso sottolineare alcune cose che nella relazione tecnica di ARPA lasciano perplessi ed in particolare: “I valori particolarmente elevati di levoglucosano rilevati a Torchiarolo possono dipendere da diversi fattori:
- presenza di sorgenti locali prossime alla centralina (a riguardo si segnala la presenza di diversi camini nelle immediate vicinanze della centralina);
- prevalenza nel periodo di campionamento selezionato dei settori sottovento al centro abitato, come mostrato nell’analisi anemologica;
- probabile presenza dell interferente chimico arabitolo sulle misure di levoglucosano condotte con la tecnica HPAEC-PAD………”.
In sostanza la centralina di Torchiarolo potrebbe essere inaffidabile soprattutto perché posizionata troppo vicino a fonti inquinanti.
Dalla relazione si evince anche che l’Università di Milano ha fornito i risultati delle analisi dopo un anno… sono questi i tempi di una ricerca? Quanto tempo passerà ancora per avere i risultati delle opportune verifiche per farci capire se Torchiarolo deve entrare nel Guinness dei primati per il consumo di legna da ardere? oppure se siamo in presenza di dati falsati?
Sarebbe bello sapere se l’ARPA Lombardia ha gli stessi tempi di ricezione dati come l’ARPA Puglia. Purtroppo proprio per la Puglia, in particolare per le Provincie di Taranto e di Brindisi esiste una sola realtà ed è quella rappresentata proprio dall’ARPA: nel rapporto sulle emissioni presentato l’11-5-2009
• Primi in Italia per emissioni di ANIDRIDE CARBONICA (il 21,23% del totale nazionale viene emesso in atmosfera da industrie che hanno sede in Puglia);
• Primi in Italia per emissioni di BENZENE (46,13% del totale nazionale);
• Primi in Italia per emissioni di IDROCARBURI POLICICLICI AROMATICI (95,48%);
• Primi in Italia per emissioni di OSSIDI DI AZOTO (19,63%);
• Primi in Italia per emissioni di OSSIDI DI ZOLFO (23,27%);
• Primi in Italia per emissioni di MONOSSIDO DI CARBONIO (81,11%);
• Primi in Italia per emissioni di PARTICOLATO (62,23%);
• Primi in Italia per emissioni di DIOSSINE (PCDD, PCDF) (91,96%);
Al danno si aggiunge la beffa. In questi ultimi anni la Puglia è diventata la prima regione italiana per produzione di energia alternativa (eolico e solare) senza che ciò abbia comportato una riduzione dell’energia prodotta dal carbone. (si rammenti sempre che esportiamo l’80% dell’energia prodotta).
Recentemente GREENPEACE internazionale ha manifestato, scalando con i suoi volontari le ciminiere della centrale ENEL di Cerano, per rendere chiaro a tutti che la centrale a carbone di Brindisi è fra i siti più inquinanti d’ Europa. I primi a protestare sono stati i sindacati! Giustissimo!
Senza dubbio per gli operai è meglio morire di tumore tra 20 anni anziché morire di fame subito.
Elio Lanzillotti
Condannate a morte le Aree Marine Protette Italiane
Le aree Marine italiane non esistono più, non hanno fondi, non sono rappresentate da nessuno. Abbandonate a se stesse innanzitutto dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare (mai termine si è dimostrato più inappropriato). A Bari nel corso di “Mediterre” ( l’annuale incontro del mondo dei parchi) si è tenuta nel pomeriggio del 29 u.s. la prevista e pubblicizzata CONFERENZA NAZIONALE sulle aree Marine. Il titolo della conferenza era eloquente: “Le Aree Marine Protette tra rischi di sopravvivenza e ipotesi di riforma”. Alla Conferenza Presieduta Da Sebastiano Romano (presidente dell’area marina di Siracusa). hanno relazionato il Senatore Antonio D’Alì (Presidente della Commissione Ambiente del Senato) ed il Senatore Roberto della Seta (PD, membro Commissione Ambiente ) nonché Il Presidente di Federparchi Giampiero Sammuri, il Vicepresidente dell’associazione Legambiente ed un rappresentante delle Aree Marine Protette iscritte a Federparchi.
Un’occasione straordinaria per discutere con tutti i portatori d’interesse i gravi problemi del settore. Un’occasione clamorosamente fallita poiché.:
• Le Riserve Marine italiane erano assenti, n’erano presenti sette su ventisei mancavano 19 aree marine.
• Il Ministero dell’ambiente era assente pur essendo previsto dal programma l’intervento del Direttore Generale del Servizio Conservazione Natura.
• Il WWF e l’associazione “Marevivo” erano assenti pur essendo previsto l’intervento di rappresentanti. Quanto sopra significa che le associazioni che hanno organizzato l’evento, Federparchi e Legambiente, non sono in alcun modo rappresentative del sistema nazionale delle aree marine protette.
La foto mostra chiaramente qual è stata la partecipazione alla Conferenza Nazionale. Un’ incontro parrocchiale vede sicuramente una maggiore partecipazione.
In ogni caso dalle relazioni degli oratori è emerso
1- Le Aree Marine Protette Italiane dieci anni fa erano dodici e ricevevano dallo Stato un contributo equivalente a nove milioni d’euro, oggi sono venticinque e ricevono un contributo di quattro milioni di euro.
2- Vi è una confusione normativa e amministrativa tale che non rendere possibile né la gestione dei territori demaniali né l’amministrazione delle aree. 3- Il divieto di avere personale, di fatto, paralizza ogni attività, comprese le iniziative economiche e la possibilità dell’applicazione di sanzioni per chi non osserva i vincoli di tutela.
4- La recente legge sullo scioglimento dei consorzi pubblici è il colpo di grazia per un sistema già al collasso.
Il Senatore D’Alì ha comunicato con enfasi l’unica cosa positiva che oggi riguarda le Aree Marine Italiane, il disegno di legge approvato dalla Commissione Ambiente del Senato per agevolare il diportismo nautico. Una Legge che permette il posizionamento di campi boe che consentiranno alle grandi barche da diporto (fino a cento metri di lunghezza) l’ingresso nei territori protetti. Desta incredulità sapere che tutte le riserve marine italiane ricevono solo quattro milioni d’euro l’anno e nel contempo scoprire che vi è al Ministero una richiesta di finanziamento da parte di “privati”di 30 milioni d’euro (di cui uno già erogato per un progetto sperimentale) per istallare campi boe nelle Aree Marine Protette. Come dipartimento ambiente IDV insieme al Senatore Caforio (già presentatore di un’interrogazione parlamentare) ci siamo attivati affinché “Italia dei Valori” offra ai rappresentanti delle Aree Marine Italiane ogni possibile aiuto dando la disponibilità di tutta la sua rappresentanza istituzionale dal livello locale a quello nazionale e Parlamentare. Auspichiamo anche che le Aree marine d’ora innanzi facciano riferimento esclusivamente all’ANCI ed all’UPI uniche entità peraltro istituzionali che possono in questa disastrosa situazione rappresentarle con efficacia.
Febbraio 2010
Elio Lanzillotti
mercoledì 17 febbraio 2010
martedì 16 febbraio 2010
Da Maierato al ponte sullo stretto di Messina, di frana in frana sino alle vicine regionali.
Scellerata politica di malgoverno del territorio, con incendi e devastazioni delle montagne. Politiche di tutela del territorio ignorate, costruzioni abusive ai margini di fiumare, fiumi, centrali di ogni genere e specie incompatibili con il territorio e le popolazioni ma gradite ai governanti.
Ora addirittura il Ponte sullo stretto di Messina, con un costo faraonico, che potrebbe essere impiegato per far lavorare per decenni le imprese sane del sud e non solo quelle in odor di mafia, oppure impiegato per rendere più stabile e sicuro il territorio.
Ma pensiamo anche alle centrali nucleari (ad es. le scorie radioattive), con tutti i problemi irrisolti che esse ripropongono ed il cui costo graverà per decenni sulle generazioni future.
Ricordava uno spot di Green Peace che il ns. pianeta, se trascurato e offeso dagli uomini, si difende da solo. La frana di Maierato, che si è vista in tv in tutta la sua immane carica distruttiva, è emblematica.
Fermiamoci dunque prima che sia troppo tardi. Abbiamo le leggi, gli strumenti per il controllo del territorio. Innanzitutto censire le zone incendiate, perché è arcinoto che dietro gli incendi si nascondono interessi di speculatori. Creare in ogni comune la mappa dei territori (boschivi e non) percorsi dalle fiamme (pensiamo alla macchia mediterranea) ponendoli fuori da ogni possibilità edificatoria così come prevede la legge.
Inasprire le pene per gli incendiari, e per i devastatori, e beninteso, per i pubblici amministratori che non abbiano ben amministrato il territorio ( sindaci, assessori, onorevoli ecc.) o che si siano dimostrati accondiscendenti, o che abbiano compiuto o che si siano "adeguati" a scelte errate per il territorio fatte nelle segrete stanze del potere.
Iniziamo da subito: cominciamo con il non candidare alle prossime elezioni regionali soggetti di tal fatta. Facciamolo noi dell’IDV, diamo ancora una volta l’esempio al Paese, facciamo vedere e capire ai ns. concittadini che una nuova politica è possibile.
Ma è possibile una nuova politica?
Circolo IDV San Donaci Terra Viva
Ora addirittura il Ponte sullo stretto di Messina, con un costo faraonico, che potrebbe essere impiegato per far lavorare per decenni le imprese sane del sud e non solo quelle in odor di mafia, oppure impiegato per rendere più stabile e sicuro il territorio.
Ma pensiamo anche alle centrali nucleari (ad es. le scorie radioattive), con tutti i problemi irrisolti che esse ripropongono ed il cui costo graverà per decenni sulle generazioni future.
Ricordava uno spot di Green Peace che il ns. pianeta, se trascurato e offeso dagli uomini, si difende da solo. La frana di Maierato, che si è vista in tv in tutta la sua immane carica distruttiva, è emblematica.
Fermiamoci dunque prima che sia troppo tardi. Abbiamo le leggi, gli strumenti per il controllo del territorio. Innanzitutto censire le zone incendiate, perché è arcinoto che dietro gli incendi si nascondono interessi di speculatori. Creare in ogni comune la mappa dei territori (boschivi e non) percorsi dalle fiamme (pensiamo alla macchia mediterranea) ponendoli fuori da ogni possibilità edificatoria così come prevede la legge.
Inasprire le pene per gli incendiari, e per i devastatori, e beninteso, per i pubblici amministratori che non abbiano ben amministrato il territorio ( sindaci, assessori, onorevoli ecc.) o che si siano dimostrati accondiscendenti, o che abbiano compiuto o che si siano "adeguati" a scelte errate per il territorio fatte nelle segrete stanze del potere.
Iniziamo da subito: cominciamo con il non candidare alle prossime elezioni regionali soggetti di tal fatta. Facciamolo noi dell’IDV, diamo ancora una volta l’esempio al Paese, facciamo vedere e capire ai ns. concittadini che una nuova politica è possibile.
Ma è possibile una nuova politica?
Circolo IDV San Donaci Terra Viva
Andrea ci scrive perchè nell'IDV non sono tutte rose e fiori
Caro Americo andiamo veramente male, tra poco diventeremo veramente dei
"carbonari" come vede la coerenza con la politica non C'AZZECCA
di Salvatore Borsellino, da 19luglio1992.org
Sono profondamente deluso dalla scelta di Antonio Di Pietro di appoggiare De
Luca in Campania allineandosi alle posizioni del PD e della scelta
effettuata nelle Marche di aderire ad una coalizione con l'UDC, con un
partito cioè che è presente in parlamento solo per i voti assicurati da
Cuffaro, condannato già in secondo grado per i suoi rapporti con la mafia.
Avevo creduto nelle assicurazioni che mi erano sta fatte a Vasto da Di
Pietro di volere rinnovare e ripulire il suo partito per farlo diventare il
partito della Società Civile, il partito dei giovani dagli ideali puri, il
partito di chi ha come ideali la Verità e la Giustizia, il partito della
gente onesta, un partito fatto solo di persone degne di sollevare in alto la
nostra Agenda Rossa.
Mi sono sbagliato, sono stato ingannato. Sono vicino a Gioacchino Genchi che
ha annullato tutti i suoi incontri in programma con esponenti e candidati
dell'IDV, concordo con le parole di Sonia Alfano che ha definito quello
fatto da Di Pietro al congresso IDV un tradimento morale, non ci si può
alleare con l'UDC di Cuffaro nelle Marche e soggiacere alle scelte del PD
appoggiando un pluriindagato in Campania, non si può per opportunità od
opportunismi politici rinunciare alla questione morale. Non si può,
soprattutto per il particolare momento in cui è stata fatta questa scelta,
lasciare intendere di essere in qualche maniera ricattabile.
Sono profondamente deluso e mi confermo ancora di più nella decisione, che
peraltro avevo già preso, di separare nettamente l'immagine del Movimento
delle Agende Rosse da quella dell'IDV.
A Vasto avevo ad alta voce richiesto di far diventare l'IDV il partito della
gente onesta, di chi ricerca, come noi la Verità e la Giustizia. Ritengo che
la base di quel partito abbia gli stessi nostri ideali e le stesse nostre
aspirazioni, ma le assicurazioni che mi sono state fatte in quell'occasione
ed alle quali avevo dato credito senza però firmare alcuna cambiale in
bianco, sono state disattese.
Di Pietro non ha saputo rinunciare ai voti clientelari, non ha capito che
perdendo qualche migliaio di voti buoni per ogni stagione e per ogni
bandiera avrebbe guadagnato molti più voti di giovani che per la Verità e
per la Giustizia saranno sempre pronti a combattere. Continuerò a sostenere
persone come Benny Calasanzio, Giulio Cavalli, Emiliano Morrone, Sonia
Alfano, Luigi De Magistris, tutte quelle persone che, continuo a credere,
potrebbero fare diventare l'IDV quello che non ha avuto il coraggio di
diventare. Invece dei passi avanti che mi attendevo, sono stati fatti dei
passi indietro e non accetterò più che le bandiere dell'IDV si mescolino al
simbolo delle Agende Rosse. Se IDV ha dimostrato di essere un partito come
gli altri non c'è nessuna ragione perchè venga da noi considerato in maniera
diversa dagli altri.
(16 febbraio 2010)
Nota
Caro Andrea, pubblico la tua lettera, non senza affermare di condividerne molte delle considerazioni esposte. Tuttavia, su una cosa ti sbagli: noi non siamo come gli altri, ed aspiriamo al cambiamento delle politica e della classe dirigente, anche se talvolta proprio le scelte della dirigenza del partito ( non solo di Di Pietro) lascino a desiderare.
Vedi, e' proprio il dissendo interno al partito che ci contraddistingue e che mi fa ben sperare nel tanto auspicato cambiamento. Buon lavoro Andrea
Americo - Circolo IDV San Donaci Terra viva
"carbonari" come vede la coerenza con la politica non C'AZZECCA
di Salvatore Borsellino, da 19luglio1992.org
Sono profondamente deluso dalla scelta di Antonio Di Pietro di appoggiare De
Luca in Campania allineandosi alle posizioni del PD e della scelta
effettuata nelle Marche di aderire ad una coalizione con l'UDC, con un
partito cioè che è presente in parlamento solo per i voti assicurati da
Cuffaro, condannato già in secondo grado per i suoi rapporti con la mafia.
Avevo creduto nelle assicurazioni che mi erano sta fatte a Vasto da Di
Pietro di volere rinnovare e ripulire il suo partito per farlo diventare il
partito della Società Civile, il partito dei giovani dagli ideali puri, il
partito di chi ha come ideali la Verità e la Giustizia, il partito della
gente onesta, un partito fatto solo di persone degne di sollevare in alto la
nostra Agenda Rossa.
Mi sono sbagliato, sono stato ingannato. Sono vicino a Gioacchino Genchi che
ha annullato tutti i suoi incontri in programma con esponenti e candidati
dell'IDV, concordo con le parole di Sonia Alfano che ha definito quello
fatto da Di Pietro al congresso IDV un tradimento morale, non ci si può
alleare con l'UDC di Cuffaro nelle Marche e soggiacere alle scelte del PD
appoggiando un pluriindagato in Campania, non si può per opportunità od
opportunismi politici rinunciare alla questione morale. Non si può,
soprattutto per il particolare momento in cui è stata fatta questa scelta,
lasciare intendere di essere in qualche maniera ricattabile.
Sono profondamente deluso e mi confermo ancora di più nella decisione, che
peraltro avevo già preso, di separare nettamente l'immagine del Movimento
delle Agende Rosse da quella dell'IDV.
A Vasto avevo ad alta voce richiesto di far diventare l'IDV il partito della
gente onesta, di chi ricerca, come noi la Verità e la Giustizia. Ritengo che
la base di quel partito abbia gli stessi nostri ideali e le stesse nostre
aspirazioni, ma le assicurazioni che mi sono state fatte in quell'occasione
ed alle quali avevo dato credito senza però firmare alcuna cambiale in
bianco, sono state disattese.
Di Pietro non ha saputo rinunciare ai voti clientelari, non ha capito che
perdendo qualche migliaio di voti buoni per ogni stagione e per ogni
bandiera avrebbe guadagnato molti più voti di giovani che per la Verità e
per la Giustizia saranno sempre pronti a combattere. Continuerò a sostenere
persone come Benny Calasanzio, Giulio Cavalli, Emiliano Morrone, Sonia
Alfano, Luigi De Magistris, tutte quelle persone che, continuo a credere,
potrebbero fare diventare l'IDV quello che non ha avuto il coraggio di
diventare. Invece dei passi avanti che mi attendevo, sono stati fatti dei
passi indietro e non accetterò più che le bandiere dell'IDV si mescolino al
simbolo delle Agende Rosse. Se IDV ha dimostrato di essere un partito come
gli altri non c'è nessuna ragione perchè venga da noi considerato in maniera
diversa dagli altri.
(16 febbraio 2010)
Nota
Caro Andrea, pubblico la tua lettera, non senza affermare di condividerne molte delle considerazioni esposte. Tuttavia, su una cosa ti sbagli: noi non siamo come gli altri, ed aspiriamo al cambiamento delle politica e della classe dirigente, anche se talvolta proprio le scelte della dirigenza del partito ( non solo di Di Pietro) lascino a desiderare.
Vedi, e' proprio il dissendo interno al partito che ci contraddistingue e che mi fa ben sperare nel tanto auspicato cambiamento. Buon lavoro Andrea
Americo - Circolo IDV San Donaci Terra viva
Presidente Vendola, fermiamo lo scempio del territorio
Sorgono come funghi, intervallati tra vigneti e uliveti. Ovunque, lungo i percorsi che furono dei Messapi, spargono cemento e silicio e distruggono l’integrità del paesaggio che è bene intangibile tutelato dalla legge.
Ci riferiamo ai campi fotovoltaici, eolici, e comunque del moderno business.
Contadini che non hanno più voglia di lavorare, che preferiscono prendere le laute somme che gli vengono elargite da società sorte dal nulla anzichè coltivare i campi più fertili d’italia e d’Europa.
Presidente Vendola, ci rivolgiamo a lei, che tante volte ha sbandierato la bandiera dell’ambiente salvo poi fare accordi con Enel per la riduzione delle emissioni del 10% (SIC!) dimenticando o fingendo di dimenticare l’enormità delle devastazioni che il territorio sta subendo. Ebbene, faccia qualcosa per fermare lo scempio del territorio. Aiuti i contadini a riprendersi la terra. Fermi il rilascio di nuove autorizzazioni all’impianto dei moderni ecomostri. Insomma, faccia qualcosa di sinistra.
Circolo IDV San Donaci Terra Viva
Ci riferiamo ai campi fotovoltaici, eolici, e comunque del moderno business.
Contadini che non hanno più voglia di lavorare, che preferiscono prendere le laute somme che gli vengono elargite da società sorte dal nulla anzichè coltivare i campi più fertili d’italia e d’Europa.
Presidente Vendola, ci rivolgiamo a lei, che tante volte ha sbandierato la bandiera dell’ambiente salvo poi fare accordi con Enel per la riduzione delle emissioni del 10% (SIC!) dimenticando o fingendo di dimenticare l’enormità delle devastazioni che il territorio sta subendo. Ebbene, faccia qualcosa per fermare lo scempio del territorio. Aiuti i contadini a riprendersi la terra. Fermi il rilascio di nuove autorizzazioni all’impianto dei moderni ecomostri. Insomma, faccia qualcosa di sinistra.
Circolo IDV San Donaci Terra Viva
si terrà il 22 febbraio in Bari il Coordinamento regionale
Bari 15/02/2010
Ai Componenti
Coordinamento Regionale
Al Senatore Giuseppe Caforio
Al Consigliere Regionale
Giacomo Olivieri
Ai Coordinatori Provinciali
Al Tesoriere Regionale
Gianni DI TURI
Al Presidente Collegio di Garanzia
Basile Paolo
All’Addetto Stampa Regionale
Menga Donato
Ai referenti cittadini della Puglia
Ai candidati alle Regionali 2010
E.p.c. on. Ivan Rota - On. Ignazio Messina
Ufficio Nazionale Organizzativo
Oggetto: Convocazione Coordinamento regionale allargato
E’ convocato Lunedi 22/02/2010 alle ore 15,00 presso la Sede Regionale a Bari in Via Calafati n. 96 il Coordinamento Regionale allargato per discutere i seguenti punti all’OdG:
1. Campagna Elettorale
2. Elezioni Regionali 2010
3. Varie ed Eventuali
Si richiede cortesemente la massima puntualità per concludere i lavori entro e non oltre le 20,30.
Cordiali saluti
Coordinatore regionale
Pierfelice Zazzera
Ai Componenti
Coordinamento Regionale
Al Senatore Giuseppe Caforio
Al Consigliere Regionale
Giacomo Olivieri
Ai Coordinatori Provinciali
Al Tesoriere Regionale
Gianni DI TURI
Al Presidente Collegio di Garanzia
Basile Paolo
All’Addetto Stampa Regionale
Menga Donato
Ai referenti cittadini della Puglia
Ai candidati alle Regionali 2010
E.p.c. on. Ivan Rota - On. Ignazio Messina
Ufficio Nazionale Organizzativo
Oggetto: Convocazione Coordinamento regionale allargato
E’ convocato Lunedi 22/02/2010 alle ore 15,00 presso la Sede Regionale a Bari in Via Calafati n. 96 il Coordinamento Regionale allargato per discutere i seguenti punti all’OdG:
1. Campagna Elettorale
2. Elezioni Regionali 2010
3. Varie ed Eventuali
Si richiede cortesemente la massima puntualità per concludere i lavori entro e non oltre le 20,30.
Cordiali saluti
Coordinatore regionale
Pierfelice Zazzera
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