"Una
ricorrenza fondamentale nella storia dell'Italia unita, di quelle che
più ne hanno segnato il cammino sulla via dell'indipendenza, della
dignità, della libertà, della coesione nazionale". Così il Presidente
della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha definito il 25 aprile
all'incontro al Quirinale con gli esponenti delle Associazioni
Combattentistiche e d'Arma nel 67° anniversario della Liberazione.
"Sappiamo
bene - ha continuato il Capo dello Stato - quel che la data del 25
aprile più che mai simboleggia: la capacità di riscossa e di
mobilitazione di un popolo duramente provato dalla dittatura, dalla
guerra e dalla fatale disfatta della fuorviante alleanza con la Germania
nazista ; la capacità di nobile reazione e di rapida ricostruzione
delle forze dello Stato che più rischiavano di uscire umiliate dal
crollo dell'8 settembre 1943, cioè le nostre Forze Armate, che avevano
storicamente legato la loro missione alla causa delle guerre per l'unità
e l'indipendenza della Nazione, fino a superare la durissima prova del
primo conflitto mondiale. Ed è per tutto ciò che abbiamo collocato al
giusto posto nelle celebrazioni del Centocinquantenario la ricorrenza
della Liberazione, che fu anche riunificazione di un'Italia divisa e
lacerata dall'occupazione e repressione nazista".
Il Presidente
Napolitano è tornato quindi a "riflettere sull'importanza del fondersi
in uno stesso spirito di consapevolezza e di impegno unitario delle
associazioni d'Arma, combattentistiche e partigiane. Ogni separazione e
incomprensione è stata superata tra tutte le entità che hanno combattuto
per l'Italia compiendo il proprio dovere fino all'estremo sacrificio:
formazioni partigiane, unità delle vecchie e nuove Forze Armate,
combattenti della Guerra di Liberazione inquadrati nei reparti regolari
delle Forze Armate, combattenti alleati, militari e civili passati
attraverso le prove della prigionia e dell'internamento".
"Ma -
ha aggiunto il Capo dello Stato - non solo in questi anni si è
pienamente compiuta la giusta valorizzazione, per non breve tempo
mancata, dell'apporto dei militari, in molteplici forme, alla Resistenza
; si è più in generale posto in piena luce il volto unitario di quella
grande esperienza collettiva nazionale. Anche attraverso analisi e
riflessioni critiche, e rimuovendo reticenze se non occultamenti della
verità, si sono messi a fuoco momenti negativi o aspetti fuorvianti di
un processo di altissimo valore ideale e morale, ma anche complesso e
non esente da ombre. E si è lavorato tenacemente per liberare l'immagine
e il volto della Resistenza dalle ferite di quel che fu anche guerra
civile e dalle stratificazioni di ostilità e di odio di cui ancora
rimanevano tracce. Così, il 25 aprile è diventata la festa di tutto il
popolo e la Nazione italiana ; e nessuna ricaduta in visioni ristrette e
divisive del passato, dopo lo sforzo paziente compiuto per superarle, è
oggi ammissibile. Ringrazio perciò in modo particolare i rappresentanti
in questa sala di tutte le parti politiche in seno alle istituzioni
nazionali, laziali e romane. E' una grande forza della democrazia il
promuovere occasioni di unità tra tutte le forze politiche e sociali che
si riconoscono in fondamentali valori comuni, quelli che si celebrano
in una giornata come il 25 aprile, quelli che sono sanciti nella prima
parte della Costituzione repubblicana".
Per il Presidente
Napolitano, "di occasioni di unità, di terreni di dialogo e di
responsabile collaborazione, il nostro paese ha assoluto bisogno per
affrontare con successo le gravi difficoltà finanziarie, economiche e
sociali riconducibili a troppi ritardi e carenze nello sciogliere nodi
strutturali e istituzionali che ostacolano il pieno dispiegamento delle
straordinarie risorse ed energie su cui l'Italia può far leva. Le
difficoltà attuali del nostro paese, pur poste al centro di politiche
rigorose avviate in questi mesi dal governo e dal Parlamento, richiedono
anche una nostra seria iniziativa al livello dell'Unione Europea,
perché in quella sede si operino riequilibri e si adottino indirizzi
essenziali per promuovere crescita e occupazione in tutta l'area
dell'Euro. Ma non si attenui in noi la consapevolezza dei nodi che ci
tocca sciogliere : tra i quali certamente quello del pesantissimo debito
pubblico accumulatosi nei decenni e mai fatto oggetto di una decisa,
costante, sistematica azione di abbattimento, innanzitutto attraverso la
complessiva riduzione e insieme la razionale selezione e
riqualificazione della spesa pubblica. E' un discorso che riguarda anche
la spesa per la Difesa : e non solo per acute necessità di risparmio e
oculatezza, ma per poter disporre nel prossimo futuro di 'uno strumento
militare operativamente efficace', come ha qui detto il ministro Di
Paola. Egli stesso, a nome del governo, ha di recente prospettato al
Parlamento una linea progettuale di profonda riorganizzazione delle
Forze Armate, di profonda revisione dello strumento militare. Se non
tocca a me entrare nel merito di questo progetto, lasciatemi dire che
condizione essenziale per un così arduo e complesso sforzo è l'adesione
convinta, è l'apporto di volontà, disponibilità e collaborazione di
tutti gli appartenenti alla Difesa, in servizio e anche - per la loro
autorità morale e la loro esperienza - attualmente in congedo. Si operi
quindi insieme, senza esitazioni e incertezze, e anche disponendosi a
scelte dolorose, per la realizzazione di questo indispensabile progetto
di revisione".
Il Capo dello Stato ha quindi ricordato "l'impegno
che attualmente vede le nostre Forze Armate schierare migliaia di
uomini e mezzi in numerose missioni internazionali, in Afghanistan, in
Libano, nei Balcani, nell'Oceano Indiano : e il mio pensiero solidale va
ai nostri Marò, che ci auguriamo di veder tornare presto liberi in
Italia".
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