Il
lascito del 2011? Un serbatoio di malumori e di rancori nel rapporto
fra i cittadini e la politica. Una furia iconoclastica, che ha fatto
precipitare al 5% la fiducia nei partiti. Faremmo male a liquidarla
inarcando un sopracciglio, faremmo peggio a cavalcarla senza
pronosticarne gli esiti, senza interrogarci sulle soluzioni.
Perché
c'è un timbro antiparlamentare, in quest'onda di sdegno collettivo; e
infatti il Parlamento è la più impopolare fra le nostre istituzioni.
Perché la storia si ripete: accadde già durante gli anni Venti e Trenta
del Novecento, quando un'altra crisi economica mordeva alla gola i
popoli europei. E perché allora l'Italia, come la Germania, se ne riparò
cercando l'uomo forte. E trovandolo, ahimè.
No, non è un califfo
che ci potrà salvare. Non è nemmeno un presidenzialismo in salsa
sudamericana, anche se il rafforzamento dell'esecutivo s'iscrive
nell'agenda delle priorità. Serve anzitutto innervare gli istituti della
rappresentanza, edificandoli su nuove fondamenta. Per adeguarli al
nostro tempo rapido e cangiante, ma tuttora regolato da procedure di
stampo ottocentesco. E in secondo luogo per incanalare un'istanza di
partecipazione che gonfia le piazze a Occidente come a Oriente, e che in
Italia si va sfogando attraverso i referendum. Basterà per questo
correggere il bicameralismo paritario, diminuire i deputati,
perfezionare la legge elettorale? Nel migliore dei casi, otterremmo
rappresentanti più autorevoli; ma i cittadini resteranno senza voce,
senza decidere né incidere sugli affari di governo.
È questo
sentimento d'impotenza che ha separato gli italiani dallo Stato
italiano. Perché lassù abita un'élite, inamovibile, insindacabile,
immarcescibile. Dunque per risanare la frattura tra società politica e
società civile è necessario incivilire la prima, politicizzare la
seconda. In altre parole, è necessario che la politica non sia più un
mestiere, e che i cittadini non ne siano meri spettatori. Come? Non
certo armandoli con un voto di preferenza in più, quando poi il
preferito è sempre un uomo cooptato dai partiti. Armandoci piuttosto di
coraggio, di fantasia costituzionale. In primo luogo segando il ramo su
cui stanno inchiodati i professionisti del potere: due mandati e via col
vento. Era la regola in vigore nella democrazia ateniese (cariche a
rotazione, governanti provvisori), e dopotutto dalla Grecia antica
abbiamo ancora molto da imparare.
In secondo luogo, c'è un
istituto di democrazia diretta che può rivitalizzare la democrazia
rappresentativa. Si chiama recall, funziona in Canada come negli Stati
Uniti, consiste nella revoca anticipata dell'eletto immeritevole. Se
fosse codificato anche alle nostre latitudini, potremmo usarlo contro
quel signore che ha consumato il 93% d'assenze in Parlamento, o contro
quell'altro che vi è approdato in una lista antiberlusconiana, per poi
diventare una fedele sentinella dell'ex presidente del Consiglio.
Potremmo coniugare responsabilità e potere, giacché questo divorzio è
alla radice di tutti i nostri mali.
In terzo luogo, serve una
sede di rappresentanza degli esclusi – i giovani, le donne, i
disoccupati, ma in fondo siamo tutti esclusi da questo Parlamento. Ne ha
parlato Carlo Calenda sul Foglio del 29 dicembre, proponendo che il
Senato diventi una «Camera dei cittadini» formata per sorteggio, in modo
da riflettere il profilo socio-demografico del Paese. Un'idea bislacca?
Mica tanto. La demarchia – la democrazia del sorteggio – va prendendo
piede in tutto il mondo, quantomeno nelle esperienze di governo
municipale. Anche in Italia: per esempio a Capannori, nella provincia di
Lucca. Mentre a novembre in Svizzera un ventottenne ha conquistato il
Parlamento grazie ai favori della sorte (aveva preso lo stesso numero di
voti di un'altra candidata). E vale pur sempre la lezione di
Aristotele: lui diceva che l'elezione è tipica delle aristocrazie, il
sorteggio delle democrazie.
Pensiamoci a fondo, prima di gettare
queste idee nel cestino dei rifiuti. Non è forse un'aristocrazia quella
da cui siamo governati? Una Camera di cittadini sorteggiati, con
funzioni di stimolo e controllo sulla Camera elettiva, aiuterebbe le
nostre istituzioni a trasformarsi nello specchio della società italiana.
Limiti e vincoli più rigidi nei confronti degli eletti azzopperebbero
il potere delle segreterie politiche, restituendo la rappresentanza al
suo più autentico valore. Se l'utopia è il motore della storia, adesso
ne abbiamo più che mai bisogno per continuare la nostra storia
collettiva.
(2 gennaio 2012)
lunedì 2 gennaio 2012
sabato 24 dicembre 2011
Un buon Natale di speranza e solidarietà
Desideriamo augurare a tutti voi un sereno Natale.
Per capirci, non ci interessa quello dei consumi sfrenati che lasciamo volentieri ad altri.
Siamo infatti consapevoli del difficile momento che attraversa il nostro Paese, schiacciato da pressanti problemi finanziari che si ripercuotono sulle famiglie e sui lavoratori, ancora una volta chiamati "in prima linea" a salvare le esauste casse statali.
Perciò quest'anno auguriamoci un Natale diverso, fatto di speranza e di solidarietà verso chi ha veramente bisogno. Insomma, meno panettoni e più gesti di fratellanza e di aiuti concreti.
E se proprio si deve spendere del denaro, facciamolo nella nostra realtà locale, consumando prodotti tipici e della tradizione contadina o marinara che sappiamo essere i migliori.
Chissà che alla fine questa crisi non ci aiuti a ritrovare il senso del Natale, e con esso, noi stessi.
Buon Natale!
Circolo IDV San Donaci Terra Viva
Per capirci, non ci interessa quello dei consumi sfrenati che lasciamo volentieri ad altri.
Siamo infatti consapevoli del difficile momento che attraversa il nostro Paese, schiacciato da pressanti problemi finanziari che si ripercuotono sulle famiglie e sui lavoratori, ancora una volta chiamati "in prima linea" a salvare le esauste casse statali.
Perciò quest'anno auguriamoci un Natale diverso, fatto di speranza e di solidarietà verso chi ha veramente bisogno. Insomma, meno panettoni e più gesti di fratellanza e di aiuti concreti.
E se proprio si deve spendere del denaro, facciamolo nella nostra realtà locale, consumando prodotti tipici e della tradizione contadina o marinara che sappiamo essere i migliori.
Chissà che alla fine questa crisi non ci aiuti a ritrovare il senso del Natale, e con esso, noi stessi.
Buon Natale!
Circolo IDV San Donaci Terra Viva
giovedì 22 dicembre 2011
SEVERINO, SIA SEVERA
di Marco Travaglio
Pensavamo, ingenuamente, che il governo tecnico fosse lì per “salvare l’Italia” con poche misure di pronto soccorso. Invece, a sentire gli annunci e le interviste del premier e dei suoi ministri sui giornali e nei talk show (a proposito: non avevano detto che non avrebbero fatto annunci né dato interviste né frequentato talk show?), pare che vogliano riformare tutto il riformabile: welfare, pensioni, stipendi, statuto dei lavoratori, grandi opere, fisco, giustizia, carceri, sanità, università, scuole, asili, anche nidi.
Una delle più loquaci è la Guardasigilli Paola Severino, che annuncia a Repubblica addirittura una legge anticorruzione. Non prima di una “revisione delle procedure decisionali e di gestione”, affidata all’immancabile “tavolo di confronto per la semplificazione dei rapporti tra Pubblica amministrazione e impresa”. Roba che, a fare presto, richiede almeno un piano quinquennale. Senza contare che quella della legge anticorruzione è diventata una gag, meglio del Sarchiapone, visto che tutti i governi che Dio manda in terra, da che mondo è mondo, ne annunciano una e poi se ne guardano bene. Noi comunque prendiamo in parola la Severino e diamo per scontato che lo stesso Parlamento che fino all’altroieri dichiarava Ruby nipote di Mubarak, salvava Cosentino, Milanese, Romano e votava leggi pro-corrotti, si convertirà in articulo mortis e con agile piroetta voterà leggi anti-corrotti. La sola proposta che la ministra anticipa è “una nuova fattispecie di corruzione, quella ‘ privata ’ all’interno delle imprese”.
Non vorremmo deluderla, ma il reato di corruzione fra privati è già previsto dalla Convenzione internazionale sulla corruzione che tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa firmarono a Strasburgo nel lontano 1999: dopodiché tutti gli Stati membri la ratificarono, tranne l’Italia. Per informazioni, la Severino può rivolgersi ad Augusta Iannini in Vespa, che staziona al ministero di via Arenula dal 2001, sopravvissuta a Castelli, Mastella, Alfano e Palma senza mai sfiorare quella convenzione con un dito. L’altro giorno s’era sparsa la voce che la Severino l’avrebbe sostituita. Magari. Invece l’ha puntualmente confermata a capo dell’ufficio legislativo. Ottima scelta per un ministro che dice di voler “uscire dalla logica delle leggi ad personam”: proprio quelle che la signora Iannini ha contribuito a scrivere senza mai un conato di vomito: falso in bilancio, rogatorie, Cirami, ex Cirielli, senza contare quelle incostituzionali fulminate dalla Consulta (Schifani, Alfano, Pecorella, anti-Caselli).
Convertirla dalla pro-corruzione all’anti-corruzione sarà dura, ma la Severino ha il piglio giusto per riuscirci. Nel qual caso le basterà prendere la Convenzione di Strasburgo e copiarla paro paro: essa già punisce – come avviene in tutto il mondo civile – non solo la corruzione fra privati (per esempio, quando il capoufficio acquisti di un’azienda prende la stecca dal fornitore per servirsi da lui, a prezzi più alti di quelli di mercato), ma anche l’autoriciclaggio (l’Italia è l’unico Paese occidentale in cui chi ricicla soldi sporchi in proprio non commette alcun reato) e il traffico d’influenze illecite (quando uno si fa pagare in cambio della promessa di spendere le proprie entrature per risolvere il suo problema).
Se poi la Severino volesse risparmiare tempo, l’anno scorso il Fatto preparò con l’aiuto di giudici e giuristi un articolato di legge che prevede anche di unificare corruzione e concussione e cancellare catastrofi come la Cirielli (la legge del 2005 che dimezza la prescrizione creando la figura del colpevole incensurato a vita, mentre intasa le carceri allungando inutilmente le pene ai recidivi), la salva-evasori (1999) e la depenalizzazione di fatto del falso in bilancio (2002). È una riforma a costo zero, anzi a introito sicuro, visto che intaccherebbe quell’enorme serbatoio di nero che ammonta ogni anno a 70-80 miliardi per la corruzione e a 150 miliardi per l’evasione. Poi farebbe crollare i costi delle opere pubbliche e incentiverebbe le imprese straniere a investire in Italia. Se vuol fare sul serio, signora ministra, sa dove trovarci.
Il Fatto Quotidiano, 21 Dicembre 2011
Pensavamo, ingenuamente, che il governo tecnico fosse lì per “salvare l’Italia” con poche misure di pronto soccorso. Invece, a sentire gli annunci e le interviste del premier e dei suoi ministri sui giornali e nei talk show (a proposito: non avevano detto che non avrebbero fatto annunci né dato interviste né frequentato talk show?), pare che vogliano riformare tutto il riformabile: welfare, pensioni, stipendi, statuto dei lavoratori, grandi opere, fisco, giustizia, carceri, sanità, università, scuole, asili, anche nidi.
Una delle più loquaci è la Guardasigilli Paola Severino, che annuncia a Repubblica addirittura una legge anticorruzione. Non prima di una “revisione delle procedure decisionali e di gestione”, affidata all’immancabile “tavolo di confronto per la semplificazione dei rapporti tra Pubblica amministrazione e impresa”. Roba che, a fare presto, richiede almeno un piano quinquennale. Senza contare che quella della legge anticorruzione è diventata una gag, meglio del Sarchiapone, visto che tutti i governi che Dio manda in terra, da che mondo è mondo, ne annunciano una e poi se ne guardano bene. Noi comunque prendiamo in parola la Severino e diamo per scontato che lo stesso Parlamento che fino all’altroieri dichiarava Ruby nipote di Mubarak, salvava Cosentino, Milanese, Romano e votava leggi pro-corrotti, si convertirà in articulo mortis e con agile piroetta voterà leggi anti-corrotti. La sola proposta che la ministra anticipa è “una nuova fattispecie di corruzione, quella ‘ privata ’ all’interno delle imprese”.
Non vorremmo deluderla, ma il reato di corruzione fra privati è già previsto dalla Convenzione internazionale sulla corruzione che tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa firmarono a Strasburgo nel lontano 1999: dopodiché tutti gli Stati membri la ratificarono, tranne l’Italia. Per informazioni, la Severino può rivolgersi ad Augusta Iannini in Vespa, che staziona al ministero di via Arenula dal 2001, sopravvissuta a Castelli, Mastella, Alfano e Palma senza mai sfiorare quella convenzione con un dito. L’altro giorno s’era sparsa la voce che la Severino l’avrebbe sostituita. Magari. Invece l’ha puntualmente confermata a capo dell’ufficio legislativo. Ottima scelta per un ministro che dice di voler “uscire dalla logica delle leggi ad personam”: proprio quelle che la signora Iannini ha contribuito a scrivere senza mai un conato di vomito: falso in bilancio, rogatorie, Cirami, ex Cirielli, senza contare quelle incostituzionali fulminate dalla Consulta (Schifani, Alfano, Pecorella, anti-Caselli).
Convertirla dalla pro-corruzione all’anti-corruzione sarà dura, ma la Severino ha il piglio giusto per riuscirci. Nel qual caso le basterà prendere la Convenzione di Strasburgo e copiarla paro paro: essa già punisce – come avviene in tutto il mondo civile – non solo la corruzione fra privati (per esempio, quando il capoufficio acquisti di un’azienda prende la stecca dal fornitore per servirsi da lui, a prezzi più alti di quelli di mercato), ma anche l’autoriciclaggio (l’Italia è l’unico Paese occidentale in cui chi ricicla soldi sporchi in proprio non commette alcun reato) e il traffico d’influenze illecite (quando uno si fa pagare in cambio della promessa di spendere le proprie entrature per risolvere il suo problema).
Se poi la Severino volesse risparmiare tempo, l’anno scorso il Fatto preparò con l’aiuto di giudici e giuristi un articolato di legge che prevede anche di unificare corruzione e concussione e cancellare catastrofi come la Cirielli (la legge del 2005 che dimezza la prescrizione creando la figura del colpevole incensurato a vita, mentre intasa le carceri allungando inutilmente le pene ai recidivi), la salva-evasori (1999) e la depenalizzazione di fatto del falso in bilancio (2002). È una riforma a costo zero, anzi a introito sicuro, visto che intaccherebbe quell’enorme serbatoio di nero che ammonta ogni anno a 70-80 miliardi per la corruzione e a 150 miliardi per l’evasione. Poi farebbe crollare i costi delle opere pubbliche e incentiverebbe le imprese straniere a investire in Italia. Se vuol fare sul serio, signora ministra, sa dove trovarci.
Il Fatto Quotidiano, 21 Dicembre 2011
mercoledì 21 dicembre 2011
ci giungono gli Auguri dell'Ufficio U.N.O.
Cari
pochi giorni a Natale, pochi giorni all’inizio del nuovo anno.
Il
2011 sta per essere archiviato e, in ogni Cittadino, è forte la
speranza di un cambiamento all’insegna di “giustizia sociale”; questo è
il dono che ti auguriamo di trovare sotto l’albero insieme a altri
valori preziosi quali “equità”, “solidarietà”, “rispetto”.
Winston Churchill diceva:
“E’ un peccato fare niente,
col pretesto che non possiamo fare tutto”
col pretesto che non possiamo fare tutto”
oggi è tempo che ognuno faccia la propria parte e anche tu puoi contribuire alla costruzione di una rete di gente di valore.
Convincere e coinvolgere, questo è l'impegno che dobbiamo far nostro.
Intanto auguri, …. sinceri auguri di buon Natale e sereno 2012
Ivan Rota e Ignazio Messina
------------------------------------
UFFICIO NAZIONALE ORGANIZZATIVO
Via Santa Maria in Via, 12 - 00187 Roma
on. Ivan Rota
Responsabile Organizzazione IDV
Palazzo Marini 2 - Via Poli, 13 - 00187 Roma
tel. 06.67605752 - fax 06.67603393
e-mail: rota_i@camera.it
facebook: http://www.facebook.com/ivan.rota1
on. Ignazio Messina
Responsabile Eletti ed Enti Locali IDV
Palazzo Marini 2 - Via Poli, 13 - 00187 Roma
tel. 06.67603401 - fax 06.67604216
e-mail messina_i@camera.it
lunedì 19 dicembre 2011
UNA LEGGE ELETTORALE PER "FOTTERCI"
Leggo sulla stampa, per così dire qualificata, che la nuova maggioranza PDL-PD con il supporto del fido Terzo Polo, sta puntando ad una nuova legge elettorale per rinsaldare il legame contro natura che nulla ha a che vedere con il sostegno al governo tecnico nato per superare l’emergenza economica. L’IdV ha dato battaglia per cambiare la legge elettorale “porcata” di Calderoli, fatta solo per impedire al centrosinistra, vittorioso poi nel 2006, di governare.
E poiché le altre forze politiche, di destra di centro e di sinistra, hanno fatto orecchie da mercante, abbiamo raccolto le firme per mandare in soffitta il “porcellum” ripristinando la vecchia legge maggioritaria con recupero proporzionale. Adesso attendiamo il responso della Corte Costituzionale e, appena ottenuto il via libera, ci tufferemo nella campagna referendaria.
Ovviamente i politici politicanti – anche questi di destra, di centro e di sinistra- stano provando ancora una volta a truccare le carte. Gli italiani vogliono un sistema bipolare, e loro sono pronti a farlo saltare; Francia, Inghilterra e U.S.A hanno sistemi elettorali maggioritari, e loro vogliono tornare al proporzionale puro; nel mondo tutti gli elettori sanno prima chi governerà in caso di vittoria, loro pensano di avere le mani libere per fare i soliti patti incestuosi.
L’IdV vuole programmi chiari, alleanze certe e possibilità di scegliere i parlamentari da parte dei cittadini. Vogliamo troppo? Non penso proprio e per questo siamo scomodi fino a minacciarci di lasciarci fuori dal Parlamento con una legge elettorale ad hoc. Sì, sono sempre loro, i noti politicanti che ammorbano l’aria e le aule parlamentari da trent’anni, che non hanno voluto la legge sul conflitto di interessi, che predicano bene e razzolano male, che pensano alla politica come un gioco di scacchi, tutto testa e senza anima,
Vogliono fare una legge elettorale per fotterci? La facciano pure. Cari amici, se guardassimo al nostro tornaconto, sarebbe più comodo rimanere nell’ammucchiata indistinta che si sta delineando chiedendo protezione. Invece facciamo quello che gli elettori ci hanno chiesto: i loro interessi, non i nostri.
Possibile che per il PD sia così difficile capire i nostri comportamenti fondati su scelte di merito e non di comodo? Possibile non capire che Monti sia una soluzione precaria e a termine? Noi continuiamo con le nostre idee: superato Berlusconi, dobbiamo archiviare il berlusconismo e costruire con semplicità e determinazione l’alternativa. Con chi ci sta, naturalmente.
E poiché le altre forze politiche, di destra di centro e di sinistra, hanno fatto orecchie da mercante, abbiamo raccolto le firme per mandare in soffitta il “porcellum” ripristinando la vecchia legge maggioritaria con recupero proporzionale. Adesso attendiamo il responso della Corte Costituzionale e, appena ottenuto il via libera, ci tufferemo nella campagna referendaria.
Ovviamente i politici politicanti – anche questi di destra, di centro e di sinistra- stano provando ancora una volta a truccare le carte. Gli italiani vogliono un sistema bipolare, e loro sono pronti a farlo saltare; Francia, Inghilterra e U.S.A hanno sistemi elettorali maggioritari, e loro vogliono tornare al proporzionale puro; nel mondo tutti gli elettori sanno prima chi governerà in caso di vittoria, loro pensano di avere le mani libere per fare i soliti patti incestuosi.
L’IdV vuole programmi chiari, alleanze certe e possibilità di scegliere i parlamentari da parte dei cittadini. Vogliamo troppo? Non penso proprio e per questo siamo scomodi fino a minacciarci di lasciarci fuori dal Parlamento con una legge elettorale ad hoc. Sì, sono sempre loro, i noti politicanti che ammorbano l’aria e le aule parlamentari da trent’anni, che non hanno voluto la legge sul conflitto di interessi, che predicano bene e razzolano male, che pensano alla politica come un gioco di scacchi, tutto testa e senza anima,
Vogliono fare una legge elettorale per fotterci? La facciano pure. Cari amici, se guardassimo al nostro tornaconto, sarebbe più comodo rimanere nell’ammucchiata indistinta che si sta delineando chiedendo protezione. Invece facciamo quello che gli elettori ci hanno chiesto: i loro interessi, non i nostri.
Possibile che per il PD sia così difficile capire i nostri comportamenti fondati su scelte di merito e non di comodo? Possibile non capire che Monti sia una soluzione precaria e a termine? Noi continuiamo con le nostre idee: superato Berlusconi, dobbiamo archiviare il berlusconismo e costruire con semplicità e determinazione l’alternativa. Con chi ci sta, naturalmente.
FORZA E CORAGGIO
La manovra colma di tasse che ha tanto deluso il «New York Times» ha un po’
depresso anche noi. L’avremmo voluta più coraggiosa e profonda: i due attributi
che cambiano sempre una storia e talvolta la Storia. Cos’aveva e cos’ha da
perdere, il professor Monti? Ancora per qualche settimana i partiti saranno ai
suoi piedi: deboli, smaniosi di farsi dimenticare e costretti a sottoscrivere
qualsiasi ricetta, pur di non essere additati come i responsabili della
catastrofe. Una condizione temporanea e irripetibile, che consentirebbe al
governo di fare politica sulla testa dei politici e in parte anche degli
italiani, impugnando la sciabola dell’emergenza per sradicare privilegi e
spalancare finalmente le finestre di un Paese soffocato dalle mille caste che
abbiamo visto agitarsi in queste ore.Siamo un popolo di riformisti immaginari, che si svegliano rivoluzionari ma tornano conservatori all’ora di mettersi a tavola. Il popolo del primo comma. Prendete qualsiasi documento partorito in Italia: non soltanto una legge, basta un regolamento di condominio. L’incipit vi colpirà per la chiarezza espositiva e la precisione dei permessi e dei divieti. Poi però si va a capo, perché da noi si va sempre a capo, e lì cominciano le eccezioni. Ognuna rispettabile, giustificabile, persino auspicabile. Ma il risultato finale sono l’impotenza e l’arbitrio.
Nessuno pretendeva che Monti cambiasse in un mese la testa millenaria degli italiani. Però non sarebbe stato male se fra tanti tecnici il professore si fosse ricordato di inserire al governo un esperto di psicologia. Lo avrebbe aiutato a cogliere gli umori profondi dei suoi concittadini. Che erano sì rassegnati ad aprire il portafogli. Ma chiedevano due cose. Innanzitutto, che prima di loro lo aprissero i politici. Ci si sarebbe accontentati di un segnale: una trattenuta sull’onorevole stipendio o la sua conversione in Buoni del Tesoro. Chi, a destra e a sinistra, avrebbe avuto la faccia tosta di opporsi?
La seconda richiesta era e rimane più impalpabile, ma non meno reale: l’indicazione di un orizzonte. Non basta agitare il fantasma del fallimento: pagate le tasse, altrimenti qui salta tutto. Vero. Ma non si guarisce un depresso con la paura. Con la paura lo si può convincere a compiere un gesto di sopravvivenza, che è poi quello che stiamo facendo. Però per uscire dalle secche del declino serve la speranza in un avvenire che non può essere la restaurazione dello Stato sociale novecentesco che la globalizzazione dei cinesi e dei banchieri ha distrutto per sempre. Dai Monti e dai Passera ci aspettiamo qualcosa di più strategico. Altrimenti sarebbe stato sufficiente ingaggiare una coppia a corto di diottrie come quella che guida Francia e Germania.
Il contribuente ha il dovere di pagare, ma ha anche il diritto di sapere a cosa serviranno i suoi sacrifici. A investire sul potenziamento dell’unica italianità spendibile all’estero - ricerca, agricoltura, artigianato, turismo, cultura -, oppure a tappare le falle di bilancio che la recessione e il killeraggio dei mercati si incaricheranno di riaprire fra sei mesi?
Bisogna scegliere, bisogna osare. Questo non è più il tempo dei rimpianti e delle recriminazioni. È il tempo della forza e del coraggio. Vale per il governo, per le imprese, per gli analisti che analizzano e non azzardano mai soluzioni. Vale per tutti noi che ci aggiriamo fra i vicoli della crisi come pugili suonati, digrignando i denti in faccia al mondo che cambia, invece di guardarlo negli occhi per capire se possiamo ancora farcelo amico.
Massimo Gramellini dal quotidiano "LA STAMPA"
sabato 17 dicembre 2011
FREQUENZE TV, VIA DEL GOVERNO ALL'ASTA
Il ministro per i Rapporti col Parlamento, Piero Giarda (ansa)
ROMA - Il governo ha accolto nell'aula della Camera due ordini del giorno analoghi, di Idv, Lega ed esponenti del Pd, che lo impegna ad annullare l'assegnazione gratuita delle frequenze Tv e a indire una successiva asta "a titolo oneroso". Il documento, essendo stato accolto, non è stato posto ai voti. Lo ha comunicato il ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, che ha corretto una sua precedente indicazione in cui ne chiedeva l'accantonamento.Il "beauty contest", cioé l'assegnazione a titolo gratuito delle frequenze tv liberate dal digitale terrestre era stato deciso dal governo Berlusconi e contestato dalle opposizioni 1in quanto assegnava agli operatori telefonici, senza alcun onere, 2 i canali analogici liberati. Il beauty contest era stato all'epoca votato anche dalla Lega che oggi, invece, ha presentato un Odg di segno totalmente contrario.
L'ordine del giorno della Lega, di cui il primo firmatario è Roberto Maroni, partendo dal mancayo introito del "beauty contest", sottolinea come al contrario "la recente gara 4G per il mercato delle tlc ha generato un incasso superiore alle più rosee aspettative, garantendo una entrata di circa 4 miliardi". La Lega sottolinea inoltre
Di qui l'impegno al governo ad "annullare il bando di gara per l'assegnazione di diritto d'uso di frequenze in banda televisiva e il conseguente disciplinare di gara, che finirebbe per implementare a titolo gratuito la già rilevante detenzione di frequenze di soggetti già operanti" (Rai e Mediaset), e ad annullare conseguentemente il beauty contest. Il documento della Lega dà indicazioni tecniche per come impostare la nuova gara per l'assegnazione delle frequenze che, in ogni caso, dovranno essere "oggetto di asta a titolo oneroso".
All'assegnazione a titolo gratuito si era detta non disponibile anche Sky, 3ritenendo che la lunghezza dei tempi di assegnazione e la farraginosità delle procedure, non avrebbe permesso una pianificazione dei costi e dei possibili ritorni in termini economici dell'operazione. "Il governo ha accettato gli ordini del giorno per rivedere la gara sulle frequenze tv. Lo avevamo chiesto, è successo. E' un fatto positivo, molto", commenta Walter Veltroni.
"Quello di oggi è un importante risultato raggiunto. Esprimiamo soddisfazione per l'accoglimento dell'odg a firma Di Pietro, per il quale Italia dei Valori si è battuta in Parlamento con determinazione". Così Massimo Donadi, capogruppo di Idv alla Camera, ha commentato in Aula la decisione del governo. "Viste le esperienze in materia di ordini del giorno accolti e mai attuati, vigileremo in Parlamento affinché il governo mantenga fede agli impegni assunti, auspicando che l'esecutivo, trattandosi di adempimenti amministrativi, provveda tempestivamente ad annullare il beauty contest e organizzare una gara", ha concluso Donadi.
Ma le reazioni più attese erano quelle dell'"indiretto" interessato, l'ex premier e patron di Mediaset, Silvio Berlusconi. Nessuna dichiarazione ufficiale, ma secondo alcuni esponenti di primo piano del Pdl, Berlusconi avrebbe parlato di vera e propria "imboscata". Il Cavaliere, riferiscono alcuni deputati che erano vicini all'ex premier in Aula, ha letto con attenzione i testi degli Odg e in particolare è rimasto colpito da uno dei due documenti, quello della Lega, a prima firma di Roberto Maroni. La doccia fredda è arrivata quando il governo, che inizialmente aveva chiesto il ritiro degli odg sulle frequenze, ha dato invece il suo via libera
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