lunedì 26 ottobre 2009

Marrazzo, ruolo Berlusconi lascia perplessi. Di Antonio Borghesi

Lunedì 26 Ottobre 2009 - ore 15:19 [in categoria: ]


      Antonio Borghesi

Antonio Borghesi

“Nella vicenda Marrazzo c’è un elemento che lascia perplessi ed è il ruolo che avrebbe avuto il presidente Berlusconi”. Lo afferma in una nota Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera.
“A quanto si apprende dal Corriere della Sera – aggiunge Borghesi - il premier, in quanto proprietario di una delle più grosse case editrici, sarebbe venuto a conoscenza di una questione così delicata ed avrebbe fornito al governatore del Lazio il contatto dell’agenzia in possesso del video, ‘in modo da cercare un accordo’ con quest’ultima, quando sarebbe stato normale che gli consigliasse di rivolgersi alle forze dell’ordine”.
“Abbiamo diverse perplessità sulla trasparenza del comportamento del presidente del Consiglio e, soprattutto – conclude Borghesi - ci pare evidente che l’episodio riporti in primissimo piano il problema del conflitto d’interessi”.


Pubblicato da Ufficio stampa IdV alla Camera [ufficiostampa@italiadeivalori.it]

INAUGURATO IL CIRCOLO JONATHAN


E’ stata inaugurata ieri sera la sede del Circolo socio culturale denominato Jonathan che avrà sede in Brindisi alla via Ponete Ferroviario n. 10.
Presenti l’Avv. Nicola MASSARI, che ha promosso la manifestazione illustrandone i contenuti, nonché il Sen. Giuseppe CAFORIO e L’On.le Pierfelice ZAZZERA del Partito dell’Italia dei Valori.
Presente un numeroso ed attento uditorio che ha sottolineato con la propria attenzione quanto esposto dagli autorevoli esponenti del Partito. Si tratta, come ha sottolineato l’Avv. Massari, di far ripartire la Politica, quella vera, che mette al primo posto il cittadino. Il Circolo ha finalità socio culturali e non disdegna affatto una politica di servizio per tutti i cittadini. Saranno infatti espletate le più diverse e disparate attività: dalla consulenza legale ed amministrativa alle iniziative a favore degli anziani, degli stranieri, promozione di attività socialmente utili per quanti, in pensione, vogliano rendersi utili alla comunità con servizi di vigilanza nei pressi delle scuole e/o giardini pubblici., attività ricreative e culturali quali cineforum, visite guidate, ma anche semplici e molto rilassanti passeggiate nel verde.
Il Circolo già da oggi e operativo avendo aderito alla manifestazione contro il carbone che avrà inizio oggi pomeriggio alle ore 15,00 in Brindisi avanti al palazzo Nervegna.
Non ci resta che augurare un buon lavoro all’Avv. Massari ed al Circolo Jonathan

Report sens frontierère: Libertà di stampa, l'Italia al 40° posto

L'Italia è al 40° posto, dopo Cile e Corea del Sud
"Reporter Sans Frontières" www.rsf.fr

Reporter sens frontière (Rsf) ha pubblicato la prima classifica mondiale della libertà di stampa e non sono mancate le sorprese. Innanzitutto va rilevato che, pluralismo e libertà nella diffusione delle notizie non sono una prerogativa dei paesi più ricchi e sviluppati. Basti pensare che il Costa Rica precede in classifica gli Stati Uniti e diverse nazioni europee. L'Italia, a causa dell'irrisolto conflitto di interessi del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, si piazza al quarantesimo posto, superata da paesi latinoamericani come Ecuador, Uruguay, Paraguay, Cile ed El Salvador, oltre che da Stati africani come Benin, Sudafrica e Namibia. La maglia nera dei peggiori del gruppo spetta a tre nazioni asiatiche: Corea del Nord, Cina e Myanmar. In fondo alla classifica figurano anche la maggior parte dei paesi arabi, a partire da Libia, Tunisia e Iraq, dove è semplicemente impensabile che un giornale o una testata radiotelevisiva possa criticare il capo dello Stato o l'operato del governo. R.s.f. assegna invece buoni voti ad alcune realtà africane come Benin, Sudafrica, Mali, Namibia e Senegal, tutte collocate nelle prime cinquanta posizioni e in condizione di vantare una reale libertà di stampa. I peggiori nell'Africa nera risultano essere Eritrea (132ma), Zimbawe (123mo), Guinea Equatoriale (117ma), Mauritania (115ma) e dal 109mo al 105mo posto, Liberia, Rwanda, Etiopia e Sudan. (Reporters sens frontiéres).




MANIFESTAZIONE CONTRO IL CARBONE

COMUNICATO STAMPA

Il partito di ITALIA DEI VALORI, con i suoi dirigenti provinciali e con i suoi iscritti, parteciperà al sit-in organizzato per lunedì p.v. Non è in discussione la sua adesione alla maggioranza in Consiglio provinciale, ma la tutela del territorio e della salute delle nostre popolazioni è cosa troppo importante; per cui IDV non intende dare deleghe in bianco a nessuno e chiede con fermezza che al tavolo delle trattative siano ammessi a partecipare tutte le forze politiche, tutti i Comuni viciniori alla centrale (S. Pietro V.co, Sandonaci, S. Pancrazioe, Cellino S.M.ecc.) e tutte le associazioni ambientaliste interessate, non essendo pensabile lasciare ai soli Vendola, Ferrarese e Mennitti il compito di riempire di contenuti l’intesa con l’ENEL, che poi deciderà delle sorti dei nostri territori e della nostra salute nei prossimi anni.

Pertanto IDV, atteso che l’ENEL mostra una logica da multinazionale incurante dei danni che la sua attività arreca al territorio, nonché delle conseguenti problematiche locali, auspica che tutte le forze politiche comincino a studiare l’ipotesi della creazione di un Consorzio di Enti ed imprese locali che rilevi la gestione delle Centrali esistenti nel territorio di Brindisi.

Nell’immediato, IDV si batterà perchè si abbandoni finalmente la logica dell’interesse privato (dei singoli e/o dei gruppi organizzati) e si avvii finalmente un percorso virtuoso mercè il pieno ed integrale rispetto della normativa vigente, compreso il decreto legislativo D.Lgs. 18-02-2005, n. 59 di attuazione integrale della direttiva 96/61/CE, relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento.

domenica 25 ottobre 2009

GOVERNATI DAL MALAFFARE


TWITTER
di Antonio Padellaro

Oggi, cari lettori, troverete sul Fatto Quotidiano molte notizie su uomini (e donne) della politica accusati di gravi reati. Troppe notizie e troppi reati anche secondo noi. Ma non è colpa nostra se il probabile candidato del Pdl alla guida della Regione Campania (Nicola Cosentino) è coinvolto in inchieste su camorra e rifiuti, da quando una serie di pentiti hanno parlato dei suoi legami con il clan dei casalesi (quelli, per intenderci, di Gomorra). Non è colpa nostra se lady Mastella risulta indagata,con alcuni consanguinei, per reati contro la pubblica amministrazione: non proprio una sciocchezza se con provvedimento della magistratura le viene impedito di risiedere in Campania dove ricopre importanti incarichi istituzionali ( la presidenza del Consiglio regionale). Non è colpa nostra se dalla carte troppo a lungo tenute nei cassetti della giustizia emerge un'altra trattativa con Cosa Nostra, questa volta assai contigua alla fondazione di Forza Italia. Non è colpa nostra se a Milano finiscono in cella l'industriale re delle bonifiche e la moglie di un esponente Pdl per una serie di ipotesi di reato tra cui l'associazione per delinquere. E non dove sorprenderci, infine, se l'Europa ci considera un paese ad altissimo rischio corruzione. Di fronte a una tale grandinata di accuse e di illegalità sono possibili due reazioni. Avremo i cosiddetti garantisti che ricominceranno a stracciarsi le vesti e a intonare la solita litania che attribuisce al partito delle procure (o delle toghe rosse, fate voi) il solito golpe giudiziario teso a ricattare la politica e a sovvertire il voto degli italiani. Altri invece si porranno alcune semplici domande. E' così assurdo pensare che in almeno tre regioni (Campania, Calabria e Sicilia) una certa politica abbia rapporti frequenti e vicendevolmente vantaggiosi con il crimine organizzato? E' così pazzesco pensare che esiste una vasta porzione di economia reale che prospera tra mazzette bustarelle e fondi neri? E infine: corruzione e malaffare sono un'invenzione dei giustizialisti o stanno davvero soffocando l'Italia?

da"Il Fatto Quotidiano" del 25.10.2009

ADESSO SE NE VADA......


Adesso se ne vada (e Berlusconi pure)


25 ottobre 2009
Piero Marrazzo si deve dimettere. Peccato: non governava male. Ma deve andarsene: la patetica manfrina dell’”autosospensione” in vista di un “percorso” che porterà chissà quando al passo d’addio è imbarazzante per tutti, ma soprattutto per lui, chiuso nel freezer in versione Findus. Se ha ceduto al ricatto anziché denunciare l’estorsione, non può più ricoprire una carica pubblica. Il fatto poi che sia stato ricattato per mesi getta un’ombra sul suo governo passato e anche su quello futuro. Ma l’unica cosa che non si può (più) dire è che sia sotto ricatto, ora che questo è stato smascherato e i suoi autori arrestati. E infatti è proprio quel che scrive Pierluigi Battista, sedicente “terzista”, sul Corriere della sera: “Un governatore sotto ricatto è politicamente dimezzato e azzoppato, impossibilitato a svolgere con serenità e responsabilità istituzionale le funzioni che gli sono proprie”. Solennissima sciocchezza: visto che i ricattatori sono in galera, il ricatto non c’è più. Ma è comunque consolante che il Battista, alla sua età, sia riuscito finalmente a chiedere le dimissioni di un politico coinvolto in uno scandalo, sia pur con la penna intinta nella vaselina cerchiobottista, anzi cerchiobattista (“Marrazzo deve valutare se fare un passo indietro non sia l’unico gesto pieno di dignità…”). Purtroppo non l’ha mai chiesto per Silvio Berlusconi. Anzi, il Battista e il Corriere han sempre detto il contrario: gli scandali non devono impedire al premier di “andare avanti” e i giornali che chiedono le sue dimissioni, o qualche risposta alle domande, “organizzano campagne” e “alimentano lo scontro”. Poco importa se quegli scandali rendevano e rendono tuttora il Cavaliere ricattabile e forse ricattato. Se Mills sa di aver preso 600 mila dollari da “Mr.B.”; se Dell’Utri conosce tanti altarini e li tiene per sè, così come Previti e tanti altri complici; se Provenzano gli scriveva lettere d’amore e minacce; se Vito Ciancimino lo avvertiva dal carcere “Se passa molto tempo sarò costretto a uscire dal mio riserbo che dura da anni…”; se Gaspare Spatuzza parla di lui dopo anni di silenzio e racconta che nel ’93 i Graviano minacciavano di “parlare” se qualcuno non fosse entrato in politica; se la D’Addario e interi plotoni di “ragazze” più o meno a tassametro andavano e venivano dalle sue case e/o dalle sue alcove, armate di registratori e telefonini con videocamera; se Saccà doveva piazzarne alcune a Raifiction perché questa o quella “sta diventando pericolosa”, cioè ha iniziato a parlare; ecco, se centinaia di persone conoscono fatti tali da poter rovinare la reputazione del presidente del Consiglio, o quel che ne resta, e per vicende un po’ più gravi di qualche vizietto privato, forse è il caso di pretendere “un passo indietro” anche da lui perché “politicamente dimezzato e azzoppato, impossibilitato a svolgere con serenità e responsabilità istituzionale le funzioni che gli sono proprie”. Invece il Pompiere della Sera, insieme al capo dello Stato e ad altri estintori umani, chiede alle opposizioni di sedersi al tavolo con lui per riformare addirittura la Giustizia e la Costituzione. Cade così l’ultimo velo dalle ipocrisie dei “terzisti”. Chi invoca le dimissioni di Marrazzo, ma non di Berlusconi, non è un terzista. E’ un berlusconiano travestito.


da "Il Fatto Quotidiano" del 25.10.2009

venerdì 23 ottobre 2009

Radio Archimede Siracusa svela inquietanti retroscena sull navi affondate cariche di rifiuti tossici: vi invitiamo a seguire gli sviluppi

Navi dei veleni, ora si cerca anche a terra Rifiuti radioattivi nel greto del fiume Oliva
l'Arpacal di Catanzaro, l'agenzia per la tutela ambientale della regione calabrese,
da inizio alle analisi del terreno nei luoghi dove sarebbero stati seppelliti i rifiuti tossici.
Costa ionica, Navi a perdere: la nave "Rosso" (ex "Jolly Rosso")
Le mafie dei rifiuti tossici.
Decine di relitti carichi di scorie affondate nel mediterraneo

CATANZARO 21 ottobre 2009
- Mentre a Cetraro il sottosegretario all'Ambiente, Roberto Menia, è assediato dai pescatori che protestano per l'assenza del governo rispetto ai problemi legati al fatto che nessuno compra più pesce per paura, L'Arpacal (l'agenzia regionale per l'ambiente) promette che lunedì prossimo, dopo 19 anni, cominceranno seriamente le "operazioni di terra", a caccia dei veleni seppelliti, qua e là, nel territorio calabrese. S'inizierà, a quanto pare, dalla foce del fiume Oliva, nella zona di Foresta Aiello, comune di Serra d'Aiello, provincia di Cosenza, dove sarebbero sepolti i rifiuti radioattivi e tossici trasportati dalla nave "Rosso" (ex "Jolly Rosso"), finita sulla spiaggia di Campanara San Giovanni - frazione di Amantea - nella notte del 14 gennaio del 1990.

La riunione operativa. A Roma, a dimostrazione del fatto che si vuole fare sul serio, si è svolta una riunione negli uffici del Servizio Interdipartimentale per le Emergenze Ambientali dell'Ispra (l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per la presentazione della bozza del "Piano di caratterizzazione" - cioè di analisi e bonifica - nelle aree del fiume Oliva, nei Comuni di Serra D'Aiello ed Aiello Calabro in provincia di Cosenza.

Gli scavi. Si comincerà a scavare su una collinetta a monte della "briglia", una struttura in cemento che serve, normalmente, per frenare il corso dei torrenti, ma che in questo caso sembrerebbe essere stata più utile a chi in quella specie di diga ha nascosto materiale tossico o radioattivo. Già in passato nella collinetta - ma senza che questo avesse prodotto una qualche contromisura - erano state trovate tracce di Mercurio e Cesio 137 a 4 metri di profondità.

L'altro scavo ci sarà in una cava, sempre ai margini del fiume Oliva, in un punto dove in passato era stato individuato materiale radioattivo e , anche in questo caso, senza che la cosa avesse preoccupato nessuno.

Infine, si effettueranno "carotaggi" nel terreno lungo una piccola vallata - una delle tante che fiancheggiano l'Oliva, chiamata "valle del Signore" - dove si teme possano essere stati sepolti altri rifiuti tossici o radioattivi.

Gli anni di ritardo. Ma il sentore che alla foce di quel fiume qualcosa di pericoloso fosse stato sepolto dopo il sospetto "spiaggiamento" della "Rosso", cominciò a sorgere già nel giugno del 2003. Fu quando la Procura di Lamezia Terme trasmise l'indagine a quella di Paola, per competenza territoriale e maturò, in particolare, quando si scoprì un altro scavo nella zona di Serra d'Aiello, fatto dalle maestranze della nave, secondo alcune testimonianze. Quello scavo si aggiungeva ad un altro autorizzato nella discarica di Grassullo (sempre nei pressi di Amantea) per seppellire il carico "ufficiale" della "Rosso".

Finora solo impunità. I dati di fatto in mano a diverse Procure italiane (calabresi, pugliesi, toscane e lombarde) dicono, insomma, che l'avvelenamento sistematico del mare lungo i 700 chilometri della costa tirrenica calabrese e del suo immediato entroterra è avvenuto finora, non solo nell'assoluta impunità dei responsabili, ma senza che neanche una delle decine di navi affondate, dette "a perdere", sia stata individuata o ispezionata. Anche se con anni di ritardo, dunque, sembra che i pubblici poteri mostrino ora di mobilitarsi, quanto meno per capire cosa esattamente sia nascosto in fondo al mare e sotto terra.

Il carico della Rosso. In particolare, si comincerà davvero (almeno così si promette) ad accertare cosa sia stato nascosto vicino all'alveo del fiume Oliva, in un'area di uso agricolo. La nave italiana Rosso di proprietà della società Ignazio Messina e C. partita da Malta e diretta a La Spezia, la notte del 14 dicembre 1990 finì sulla spiaggia di Camponara S. Giovanni, frazione di Amantea. Oltre alle 16 persone dell'equipaggio, il carico ufficiale sarebbe stato composto da nove containers con 23.325 tonnellate di nylon; 75.465 di tabacco; 70 tonnellate di prodotti da bevande.

Gli accertamenti che avranno inizio lunedì, a cura dell'Arpacal (l'agenzia regionale per l'ambiente della Calabria) incaricata come perito tecnico dalla Procura di Paola, dureranno fino alla fine di novembre. Solo allora, dunque, si potrà conoscere almeno una parte di verità.

L'allarme inascoltato. A tracciare una ricostruzione dettagliatissima del dramma dei veleni sepolti, chissà da quanto tempo, in mare e sotto terra da cosche mafiose con connivenze politiche e istituzionali, fu l'ex sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento in carica nel 2004 - l'onorevole Cosimo Ventucci del Pdl - in occasione della risposta ad un'interpellanza il 15 luglio dello stesso anno. Un allarme assolutamente inascoltato per anni e anni, soprattutto dal suo stesso Governo.

Il rappresentante dell'Esecutivo, tuttavia, in sostanza disse che per quanto riguardava gli aspetti penali della vicenda, nel gennaio 2004 la Procura di Paola incaricò la sezione inquinamento radioattivo del Reparto Operativo di Carabinieri di indagare nelle zone interessate dallo "spiaggiamento", presentato come un incidente. In particolare si raccomandò l'Arma di controllare l'area di Grassullo e Foresta Aiello, a ridosso della foce del fiume Oliva.

La ragione stava nel fatto - disse Ventucci - che "secondo testimonianze sarebbe stato interrato del materiale proveniente dalla motonave Rosso". E aggiunse che la Procura fece misurare il grado di tossicità nell'area: furono trovate cospicue quantità "di fanghi", oltre ad un'altissima "concentrazione di alcuni metalli pesanti che superano il limite accettabile di inquinamento, provocando un pericolo concreto per il suolo, il sottosuolo e i corpi idrici". Da allora nulla di concreto è mai stato fatto, né dal governo di cui Ventucci era membro, né da altri governi.

Il pentito "scovato". Intanto, a 11 miglia a largo di Cetraro, una nave geostazionaria ha cominciato le ricerche nel luogo dove si presume ci siano i resti del cargo Kuski, inzeppato di scorie radiattive o rifiuti tossici, affondata a colpi di dinamite da un commando del quale faceva parte anche Francesco Fonti, il pentito della 'ndrangheta di San Luca, che svelò a Riccardo Bocca dell'Espresso il traffico micidiale per l'eliminazione di veleni d'ogni sorta.

Traffico che, secondo Fonti, coinvolgerebbe governi, servizi segreti e mafie dislocate in diverse latitudini. Il "pentito", nonostante le sue rivelazioni stiano attivando iniziative delle pubbliche autorità (sebbene tardive) risulta essere ancora senza protezione da parte dello Stato. Si era nascosto a Mantova, ma un deputato assai solerte della Lega l'ha subito "scovato". Poi ha protestato e segnalato immediatamente alla pubblica opinione la sua "inopportuna" presenza nel mantovano. Col piccolo problema di far saltare la copertura di Fonti.


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