martedì 22 settembre 2009

SENZA TRAVAGLIO NIENTE ANNOZERO


IL CASO ANNOZERO: MANCA LA FIRMA DEL CONTRATTO DEL GIORNALISTA
Santoro : «A Travaglio non rinuncio»
Il conduttore Rai: «Situazione di una gravità inaudita». Lite con il direttore di Rai2 Liofredi: «Sei un bugiardo»

ROMA - «Marco Travaglio ci sarà, se non c'è lui non c'è "Annozero". "Annozero" e Travaglio sono la stessa cosa». Lo ha detto il giornalista e conduttore Rai Michele Santoro nella conferenza stampa di presentazione della nuova serie del programma che partirà il 24 settembre su Raidue. «Travaglio - ha aggiunto Santoro - è irrinunciabile anche se non è ancora stato chiamato dall'Azienda per firmare il contratto».

«GRAVITA' INAUDITA» - In una conferenza stampa dai toni accesissimi, a cui assistono anche diversi dirigenti della Rai, Santoro ha parlato di «situazione di una gravità inaudita» e annuncia che comunque «Marco Travaglio sarà nella nostra puntata che si intitolerà "Farabutti" e tratterà della libertà di informazione nel nostro Paese». Santoro ha parlato di una «partenza ad ostacoli, con i contratti firmati solo una settimana prima dell'inizio del programma e le troupe operative al completo solo tre giorni prima, in un programma che ha come core business l'inchiesta filmata». Il giornalista-conduttore ha ravvisato nelle vicende delle ultime settimane «un attacco alle punte del servizio pubblico, ai programmi che ne incarnano lo spirito: le trasmissioni indicate da Berlusconi a "Porta a Porta" come fatte da "farabutti" hanno tutti dei grossi problemi».

LITE CON LIOFREDI - La conferenza stampa di presentazione della trasmissione di Rai 2 è stata carica di momenti di tensione. Le polemiche che hanno preceduto il ritorno di Santoro sono esplose al tavolo dell'incontro nel momento in cui si affrontava il tema degli strumenti e delle risorse necessarie per la trasmissione. I contratti sono stati firmati con un certo ritardo e ostacoli e incomprensioni si sono verificati per l'assegnazione delle troupe, il tutto, secondo il direttore di rete, Massimo Liofredi, solo per ragioni «tecniche». «Sei un bugiardo. E querelami se vuoi, ma non ti conviene», ha detto Santoro al direttore di Raidue, mentre dava ai giornalisti la sua versione dei fatti. «Nessuna querela», ha sottolineato Liofredi. Che poi però replicava: «Io ne farei anche a meno di una trasmissione come questa. Mi piacerebbe invece vedere un bel programma di politica. Non mi piacciono le trasmissioni contro. Tu - aggiungeva rivolto a Santoro - fai un certo tipo di televisione, una specie di inquisizione mediatica, che a me non piace. Ma non è un fatto personale». Il clima della conferenza stampa è stato così sintetizzato dal consigliere di amministrazione Rai Nino Rizzo Nervo: «Questa conferenza stampa è il simbolo dell'anomalia italiana dove un direttore di rete presenta una trasmissione che di fatto non condivide».

TRAVAGLIO - «Nessuno mi ha chiamato, non ho preparato nulla. Non so se ci sarò né cosa dirò, so che sono mortificato» ha detto invece Travaglio. «Mi sembra tutto abbastanza chiaro, mi sento mortificato come il gatto che è stato allevato a prendere topi, che li prende e per questo riceve i complimenti dal suo padrone. Mi è successo con grandi giornalisti, che mi rendo conto che oggi possono essere considerati sovversivi, come Indro Montanelli ed Enzo Biagi. Oggi in tv entrano assassini, stupratori e canari ma nessuno mi ha spiegato cosa ho fatto di male, essendo tra l’altro incensurato. Almeno - ha osservato Travaglio - aspettino che io faccia qualcosa».


dal Corriere della Sera del 22 settembre 2009

L'APPELLO DISPERATO DI GIOVANNA

21 Settembre 2009
L'appello disperato di Giovanna


Quella operata nella scuola dal ministro dell'Istruzione Mariasella Gelmini, dicastero che rinominerei della distruzione, è una sorta di pulizia etnica della razza del precariato. Una razza debole, quella del precario che, dopo essere stata vessata dal mondo del lavoro, pubblico e privato indifferentemente, ora riceve il colpo finale dallo Stato che dovrebbe proteggerla.
Il governo per distribuire milioni di euro alle imprese amiche è costretto ad adottare espedienti da illusionista e, dove non può giocare con gli stessi soldi spostandoli da una parte all'altra per ingannare i cittadini (come è avvenuto per gli aerei di legno di Dudley Wrangel Clarke nella seconda guerra mondiale, utilizzati per ingannare i tedeschi), è costretto a tagliare i rami più deboli: i precari.

Nel settore scolastico nei prossimi due anni ne saranno falcidiati più di 130 mila, tra corpo docente e Ata, ed i numeri sono cautelativi. Gli effetti di questo "sterminio", oltre l'impossibilità a sostentarsi per intere famiglie, saranno devastanti: dall'impoverimento didattico ed educativo allo spopolamento di piccole frazioni e comuni, abbandonati o ridotti ad agglomerati fantasma poichè privati delle strutture d'istruzione della prima infanzia e adolescenza.

Questa riforma la chiamerei con il nome del ministro: la mattanza Gelmini.

Riporto la lettera di Giovanna Nastasi affidatami dalla stessa affinchè la leggessi oggi in Aula alla Camera, così come poi ho fatto (video sopra). Le sue poche righe sono l'appello di uno dei tanti precari nel mondo della scuola e suonano come l'ultima chiamata prima della disperazione. Un appello che non può lasciarci indifferenti.

RESOCONTO STENOGRAFICO:

Signor Presidente, ho chiesto la parola non per dire ciò che pensa e chiede l'Italia dei Valori (l'ha detto prima di me l'onorevole Orlando) ma per leggere un accorato appello che una precaria, la professoressa Giovanna Nastasi di Catania, mi ha pregato di rivolgere al Governo. Mi ha pregato di rivolgerlo a lei, signor Ministro (Gelmini) che non c'è, a lei che dovrebbe venire qui ad ascoltare, ma che sicuramente riceverà tante lettere accorate come quella di questa professoressa precaria di Catania, che scrive:

LA LETTERA

Io sono un'insegnante di lettere e so per esperienza che quello che attualmente sta capitando nella scuola per moltissime persone, per noi insegnanti, per il personale amministrativo e tecnico, per le famiglie, e per la società è una catastrofe; questa è la realtà, una catastrofe, un massacro che è cominciato e continuerà nel prossimo triennio per arrivare alla decurtazione di 87 mila docenti e 44 mila unità del personale amministrativo, oltre ad altro personale che la scuola perderà (20 mila insegnanti e 15 mila addetti al personale amministrativo).

Signor Ministro - insiste e scrive la signora Giovanna - si tratta del più grande licenziamento di massa operato dallo Stato, molto di più di quanto non sia successo con Alitalia e con la FIAT, e questo voi lo volete far passare come una riforma di rigore e di merito; ma lei sa, signor Ministro, che dietro ogni posto in meno c'è una famiglia, magari monoreddito, una donna separata, una donna disperata, una vedova, un mutuo da pagare, figli da mantenere e da far crescere? C'è chi è invecchiato da precario arrivando a 56 anni nell'attesa di una stabilizzazione che non c'è e non potrà avere perché a noi - dice la professoressa Nastasi - non ci riciclano certo in consigli di amministrazione o in poltroncine ad hoc riservate solamente a politici «trombati».
Sono parole che vengono dal cuore, signor Ministro che non c'è, e mi lasci allora continuare questo accorato appello. Scrive la professoressa Nastasi e con lei le 87 mila professoresse Nastasi:

vi rendete conto che certe decisioni vanno a sconvolgere l'esistenza delle persone? In un Paese civile e democratico ogni giorno non ci può essere chi si incatena, chi minaccia di darsi fuoco, chi si barrica, chi si arrampica sui tetti, chi fa lo sciopero della fame, chi va in terapia, chi va in follia. Temo, signor Ministro, che questo sia solo l'inizio.
Giusto per essere concreti, è questo il dramma umano che noi insegnanti e noi mamme - scrive la professoressa Nastasi - sentiamo di farle sapere: trovarsi improvvisamente senza quello che stavi cercando di costruire per anni e anni e non sapere all'improvviso come provvedere alla tua sopravvivenza, a quella dei tuoi figli, alla tua famiglia.

È un terremoto, signor Ministro, una catastrofe.

Certo so - scrive ancora nella sua lettera - quali sono le posizioni del Governo e del Ministro su noi precari: è una piaga ereditata dai precedenti Governi; la scuola non può essere un ammortizzatore sociale; non si può spendere il 97 per cento di risorse in stipendi. Ma, signor Ministro, noi non abbiamo ricevuto né stiamo ricevendo stipendi gratis. Noi abbiamo lavorato e stiamo lavorando spesso in luoghi disagiati. Abbiamo contribuito e contribuiamo a mandare avanti la scuola. Se la scuola deve produrre conoscenza, cultura, i soldi in cosa devono essere spesi se non per pagare chi fa questo lavoro? Non vi accorgete che l'ostilità che notiamo nei nostri confronti e nei confronti del personale non docente è frutto di una campagna di demolizione sul valore del lavoro intellettuale che non può essere misurato in una catena di montaggio comune? Dietro all'attività intellettuale c'è una persona che fa quello in cui crede, c'è la sua paura, la sua fragilità e la sua passione, la sua storia. Insomma, chi insegna porta progresso all'umanità. Non può essere considerato un fannullone, uno che non fa niente, uno che non lavora, non si può trattare la scuola come una catena di montaggio in cui per ragioni tecniche si taglia la cultura come dire si taglia la salute, come dire si taglia la vita.


Postato da Antonio Di Pietro in Lavoro

lunedì 21 settembre 2009

Onore ai nostri caduti !

Si è tenuta questa mattina la solenne cerimonia di commiato ai militari della Brigata Folgore caduti in Kabul. Vogliamo ricordare ancora una volta i loro nomi ed il grado:

tenente Antonio Fortunato, promosso al grado di capitano;

sergente Maggiore Roberto Valente, promosso al grado di sergente maggiore capo;

caporal maggiore scelto Massimiliano Randino, promosso al grado di caporal maggiore capo;

primo caporal maggiore Davide Ricchiuto promosso al grado di caporal maggiore scelto;

primo caporal maggiore Giandomenico Pistonami promosso al grado di caporal maggiore scelto;

primo caporal maggiore Matteo Muredda promosso al grado di caporal maggiore scelto.

Con immenso dolore, i familiari, i commilitoni, la gente comune intervenuta ha reso onore alle giovani vittime.

Desideriamo anche noi tutti del Circolo esprimere ai familiari il ns. cordoglio affidandolo a queste poche battute.

Mentre in Italia si continua a discutere e montano, sia pur velate, le polemiche, i nostri militari all’estero pagano con la vita l’amaro prezzo di una vera e propria guerra che non è stata mai dichiarata, che non ci appartiene, che viene combattuta nel modo più infame.

Ma non è questo il momento delle polemiche, poiché esse potrebbero mettere a repentaglio altre vite umane.

Ora è il momento di rendere omaggio a questi nostri Soldati che degnamente con il loro impegno nello scenario afgano ci hanno rappresentato e continueranno a farlo per sempre, fin quando avremo la forza e il sentimento di ricordare i nostri Caduti.

Siamo certi che i nostri Soldati abbiano fatto e continuino a fare solo del bene alla popolazione Afgana, mettendo a disposizione di questa tutte le strutture in dotazione alle Forze Armate (ospedali, energia, acqua, viveri, ecc.).

Questo ci consta non solo per il racconto delle esperienze di altri militari salentini tornati da questa missione, ma anche da quello che dei nostri Soldati raccontano gli osservatori indipendenti.

Il sacrificio di questi Messaggeri di Pace, nelle intenzioni dei vigliacchi assalitori vuole essere un colpo al cuore di quanti vogliono infondere speranza nel popolo Afgano, che custodisce nelle sue antichissime tradizioni e culture, le origini delle moderne civiltà.

Ed è per questo, per non far vincere la barbarie ed il disprezzo per la vita, che la nostra tenacia finora spesa nel sostenere il popolo Afgano deve essere ancora più forte della tirannia omicida, soprattutto ora che piangiamo i nostri fratelli e siamo piegati dal senso di frustrazione per l’immane perdita.

Ogni qual volta un nostro milite cade nell’adempimento del proprio dovere, è come se un pezzo di noi stessi vada in frantumi ma che ci fa più forti poiché rinnova in noi tutti l’amor Patrio e le ragioni profonde della nostra Costituzione.

Invitiamo i lettori a contribuire al forum con i propri commenti.

giovedì 17 settembre 2009

Repubblica: Memoria difensiva depositata presso la Corte Costituzionale in vista dell'udienza del 6 ottobre "Talvolta la sola minaccia di un procedime

Lodo Alfano,

la tesi dell'Avvocato

dello Stato


"Se viene bocciato

premier a rischio"

"Con lo stop dei processi si potrebbe creare una forte corrente
di opinione contraria tanto da togliere serenità al capo del governo"


Lodo Alfano, la tesi dell'Avvocato dello Stato "Se viene bocciato premier a rischio"

Silvio Berlusconi

ROMA - Se la Corte Costituzionale dovesse bocciare il 'lodo Alfano' "ci sarebbero danni a funzioni elettive, che non potrebbero essere esercitate con l'impegno dovuto, quando non si arrivi addirittura alle dimissioni. In ogni caso con danni in gran parte irreparabili". E' il parere dell'Avvocatura generale dello Stato che, per conto della Presidenza del Consiglio, difende la 'ratio' della legge che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato e che finora ha congelato tre processi di Berlusconi, Mills e diritti tv a Milano, compravendita dei senatori a Roma.

La memoria di 21 pagine è stata depositata presso la cancelleria della Corte Costituzionale in vista dell'udienza del 6 ottobre.

Il legale, con argomenti soprattutto politici, difende la "ragionevolezza" del 'lodo Alfano' perché in grado di coordinare due interessi: quello "personale dell'imputato a difendersi in giudizio"; e "quello generale, oltre che personale, all'esercizio efficiente delle funzioni pubbliche" svolte dal premier.

Se invece la legge ("non solo legittima, ma addirittura dovuta") venisse bocciata dai giudici della Consulta, c'è il pericolo che ripeta quanto accadde a Giovanni Leone, afferma Nori senza mai citare apertamente l'ex presidente della Repubblica, che lasciò anzitempo il Quirinale perché travolto dalle polemiche sullo scandalo Lockheed: "Talvolta - scrive l'avvocato Nori - la sola minaccia di un procedimento penale può costringere alle dimissioni prima che intervenga una sentenza ed anche quando i sospetti diffusi presso la pubblica opinione si sono dimostrati infondati".


L'"eccessiva esposizione" del processo sui media unita alla lentezza della giustizia italiana rappresentano un'ulteriore danno all'immagine pubblica del premier. "Sono rari - sottolinea ancora il legale - i processi penali che si concludono dentro il tempo di una legislatura (ancor di più, di un mandato di un Presidente del Consiglio dei ministri); di conseguenza quest'ultimo si trova esposto al rischio di subire per tutta la durata della carica i danni conseguenti". "Se la legge fosse dichiarata costituzionalmente illegittima - viene aggiunto - non sarebbe eliminato il pericolo di danno all'esercizio delle funzioni che, in quanto elettive, trovano una tutela diffusa nella Costituzione".

Secondo l'avvocatura generale dello Stato, insomma, "il titolare di funzioni di massimo rilievo politico non solo deve avere la serenità sufficiente per il loro esercizio corretto, ma prima di tutto deve essere sottratto ad ogni condizionamento, che possa pregiudicare la stessa continuità dell'esercizio". Il fatto di aver richiamato il caso del presidente Leone, dà modo all'avvocato Nori di sostenere che nel giudicare il 'lodo Alfano' i giudici costituzionali devono tener conto non solo di "ipotesi astratte" ma anche della "reale situazione attuale". Fatta di "inefficienze e anomalie".

In particolare: "Il modo in cui i processi si svolgono, spesso per difficoltà non rimediabili; la fuga di notizie coperte da segreto, prima che abbiano avuto la loro verifica processuale (non solo le registrazioni telefoniche); la durata dei processi; o rapporti tra uffici giudiziari e media; lo stile giornalistico (senza mettere in dubbio la loro liceità) con il quale processi di un certo genere vengono trattati". In altre parole, i "danni irreparabili" prodotti dalla ripresa dei processi avverrebbero "senza che ci siano intenti persecutori e senza alcuna responsabilità dei magistrati" ma "per la sola disfunzione del sistema per un certo modo in cui oggi operano i media".

La conclusione è che il 'lodo Alfano' "nella situazione attuale - sottolinea l'avvocato - pone al riparo dai danni conseguenti alcune cariche di vertice dello Stato". Senza la sospensione dei processi del premier garantita dal 'lodo Alfano', "anche se non si arriva alle dimissioni, che costituiscono il pericolo estremo, si può creare - si aggiunge nella memoria - una forte corrente di opinione contraria, che rende quantomeno precarie le condizioni personali di serenità che secondo la Costituzione debbono essere assicurate all'interessato ed in mancanza delle quali resta pregiudicato l'interesse generale sottostante".

Di tutt'altro parere la memoria depositata due giorni fa presso la corte Costituzionale, dalla procura di Milano, rappresentata dal presidente dei costituzionali italiani Alessandro Pace, che parla di "privilegio illegittimo" per una legge "criptopersonale". Dunque, è il ragionamento, il lodo Alfano sarebbe "incostituzionale" come il lodo Schifani. La Consulta lo bocciò, era il 20 gennaio 2004, e adesso non può che mettere l'identico timbro su una legge-fotocopia.

Tra 21 giorni lo scontro si sposterà nell'aula delle udienze della Consulta. Le prime indiscrezioni danno un primo possibile esito: su 15, otto per la bocciatura, cinque contrari, due incerti. Da questi dipenderà il destino della legge che, se cassata, metterà in seria crisi il governo, già traballante per il livello di litigiosità nel Pdl, ogni giorno sempre più alto.

(16 settembre 2009)

Nota: la bizzarra tesi dell'avvocatura dello Stato desta non poca preoccupazione negli operatori di giustizia, siano essi avvocati magistrati o altro. Questo perchè conferma che anche negli uffici che dovrebbero presiedere alla salvaguardia della legalità si fanno strada "ragioni" che nulla hanno a che fare con il rispetto dei principi costituzionali ( che è il tema sul quale debbono pronunziare i Supremi Giudici della Consulta).

Non si era mai visto un avvocato dello Stato lanciarsi a spada tratta in difesa non di un principio ma di una singola persona.

E' giunto il momento della responsabilità è ci auguriamo che ancora prima della pronunzia della Corte Costituzionale il Consiglio dei Ministri proponga, di propria iniziativa, l'abrogazione del Lodo Alfano posto che tante lacerazioni ha causato nel Paese. Sarebbe un gesto di pacificazione sociale, che eviterebbe ulteriori divisioni ed incomprensioni




mercoledì 16 settembre 2009

è tempo di boicottare la TV e l'informazione di regime

Informazione: Belisario, trasferire 'Porta a Porta' su reti Mediaset

      Felice Belisario

Felice Belisario

"I risultati Auditel ci hanno dato ragione: l' Italia dei Valori aveva chiesto di boicottare la trasmissione di Bruno Vespa, certamente faziosa, e gli italiani sono stati conseguenti". Lo dice il Presidente del Gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario
"Garimberti non si limiti alla sola difesa dei giornalisti, ma proceda con atti concreti. Infatti, adesso i vertici Rai dovranno rispondere di questa fallimentare performance del Servizio Pubblico e chiedere scusa al leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che ha il merito di portare avanti una dura opposizione, insidiosa per il Regime".
"Il nostro partito è sparito da tempo da tutte le trasmissioni di approfondimento politico a dai TG di Rai1 e Rai2, pur essendo una forza rappresentata in parlamento che alle ultime elezioni ha ottenuto ben l'8% dei consensi".
"Questa 'normalizzazione' della Rai, che ha eliminato l'unica opposizione forte al Governo, è il sintomo dello stato comatoso della nostra democrazia. La vicenda non si chiuderà qui. Intanto - conclude Belisario - chiediamo che la trasmissione 'Porta a Porta' venga sospesa dalla programmazione Rai e venga trasferita sulle reti del padrone di Mediaset".


Pubblicato da Ufficio stampa IdV al Senato [ idv_ufficiostampa@senato.it ]

Mercoledì 16 Settembre 2009 - ore 11:22 [in categoria: ]

Informazione. Pardi: il Servizio Pubblicosdraiato agli ordini di Berlusconi

      Francesco Pardi

Francesco Pardi

"Ma che razza di servizio pubblico è quello che organizza un'orgia del potere?" Lo dice il senatore Francesco ''Pancho'' Pardi, membro Idv della Commissione di vigilanza.
"Premetto che ho guardato Porta a Porta in qualità di membro della commissione di vigilanza, infatti noi dell’Italia dei Valori abbiamo chiesto a tutti i cittadini di boicottare la prevedibile propaganda della trasmissione. E la risposta è sotto gli occhi di tutti: un fallimentare e vergognoso 13 per cento di share. Comunque, ho assistito a una delle pagine più brutte nella storia dell'informazione e della democrazia: un monologo di menzogne degno del peggior regime mediatico. Le case costruite con i soldi della Croce Rossa e l'impegno della Provincia di Trento spacciate per regalo di Berlusconi. Ci vorrebbe l'impeachment per chi mente, ma soprattutto per chi ha ridotto il servizio pubblico radiotelevisivo a portavoce del Governo e a cassa di risonanza delle ridicole vanterie di Berlusconi. Si deve rilevare - prosegue il senatore Pardi - che Bruno Vespa ha assistito in silenzio alla battuta di Berlusconi contro giornalisti definiti 'delinquenti' e 'farabutti', senza sentire il bisogno di difendere l'indipendenza di chi tiene la schiena dritta. Ricordiamo anche che le minacce da parte di Vespa di continuare ad oscurare il partito dell’Italia dei Valori e il suo leader saranno oggetto di atti ufficiali in commissione perché lesivi dei principi democratici. I vertici Rai, invece di agire a tutela del pluralismo dell’informazione, hanno difeso l'incapacità del conduttore supino alla prepotenza del capo del governo. I ‘vertici Rai’, come si sono definiti ieri in una nota, dovrebbero oggi difendere i giornalisti offesi dal premier e rispondere dei risultati fallimentari della trasmissione di ieri.
L'IdV ha portato il caso in vigilanza e chiederà l’audizione dei diretti responsabili, vertici compresi, In ogni caso, la vicenda non finirà qui, se il servizio pubblico continuerà ad essere gestito come uno strumento di propaganda ad personam. Di questi temi - conclude Pardi - parleremo anche alla manifestazione del 19 settembre proposta dalla Fnsi".


Pubblicato da Ufficio stampa IdV al Senato [ idv_ufficiostampa@senato.it ]

ADERIAMO ALLA MARCIA FIACCOLATA



Bari 16/09/2009

Ai Parlamentari

Al Consigliere Regionale

Ai Coordinatori provinciali

Ai Coordinatori Cittadini

Agli eletti

Alla segreteria organizzativa

E p.c. Al Presidente Nazionale

On. Antonio Di Pietro

Cari amici,

vi comunico che l’IDV Puglia insieme ad associazioni e movimenti ha organizzato la marcia-fiaccolata per la Legalità e la Sicurezza.

L’iniziativa, che vedrà la partecipazione dell’on. Luigi De Magistris, si svolgerà lungo le strade del quartiere San Paolo a Bari il 28 settembre prossimo con partenza alle ore 17.00 dalla sede del Giudice di Pace e arrivo alla Chiesa Madre alle ore 19.00.

Vi invito ad essere presenti numerosi e organizzati comunicando al responsabile organizzativo dell’evento, Michele Cagnazzo dell’Osservatorio regionale sulla Legalità cell. 3332836105 mail. michele.cagnazzo@email.it, la vostra adesione e il numero di partecipanti previsto.

Per ogni altra comunicazione resta a disposizione la sede regionale tutti i giorni: tel. 080/5289164 mail. segreteriaidvpuglia@live.it

Cordiali saluti

Coordinatore Regionale

On. Pierfelice ZAZZERA

CONTATORE