giovedì 6 agosto 2009

A COSA SERVIRA' LA RAI?


5 Agosto 2009

Oggi sulla vicenda Mediaset-Rai contro Sky e' intervenuto, di buon'ora, anche Sergio Zavoli, presidente della Commissione di Vigilanza, intimando alla dirigenza Rai di riaprire le trattative con Sky. Anche questo invito cadra' nel vuoto, così come quello del Capo dello Stato Giorgio Napolitano che, per tutta risposta al suo, ha ricevuto un dossier di scartoffie dal dg Rai Mauro Masi. Così come sono cadute nel vuoto le quattro regole di comportamento per i posteri del Presidente Rai Paolo Garimberti.
La verità è che la Rai verrà usata dal Capo del Governo per fare concorrenza a Murdoch a favore delle reti del Biscione. La Rai ne uscirà con le ossa rotte: milioni di euro di perdite, investimenti senza ritorno di cui la Fininvest sarà l’unica o la maggior beneficiaria, fuga di audience e di pubblicità dalle sue reti, licenziamenti, ed un graduale invecchiamento della struttura, dei palinsesti e delle tecnologie, che la renderanno nel giro di qualche anno priva di ogni capacità concorrenziale, così come la vorrebbe Mediaset. Un tracollo il cui risanamento sarà tutto a carico dello Stato e dei cittadini e di cui le reti del Presidente del Consiglio saranno le uniche beneficiarie.
Mi chiedo dove sia l’Antitrust, a cosa serva la Commissione di Vigilanza se non può arrestare il processo di sabotaggio in corso, quale sia l’utilità del CdA se per prendere decisioni di questa portata sul futuro delle emittenti pubbliche bastino Masi e la parte di CdA a nomina Pdl. Tra qualche anno, poi, i cittadini si chiederanno anche a cosa serva la Rai come brutta copia delle reti Mediaset. Vorrei che Masi presentasse in Parlamento il piano industriale e le valutazioni economiche con cui ha preso le decisioni sull’alleanza Mediaset per TivuSat e, viste le passività che sarà costretto ad esibire, mi chiedo se non sarà necessaria la sua rimozione e la discussione delle carte in un tribunale.
Certamente a settembre porterò all’attenzione del Parlamento Europeo la vicenda e, se necessario, riacquisterò una pagina della stampa estera per un nuovo appello alla comunità internazionale.
Oltre al conflitto di interessi, che da anni combattiamo e denunciamo e che il Pd ha magicamente riscoperto dopo averlo per anni garantito, è necessario estromettere la politica dalle nomine dei dirigenti del servizio pubblico, in particolare da quelle della Rai, per garantire anche allo Stato di perseguire, attraverso le sue strutture, gli interessi dei cittadini e del Paese ed un bilancio quantomeno in pareggio che non gravi sul debito pubblico.
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mercoledì 5 agosto 2009

La Repubblica: Gli operai Innse presidiano la Prefettura

L'appello della Fiom:

"Intervenga Berlusconi"

I cinque operai entrati ieri in fabbrica hanno passato la notte sul carro ponte sul quale si erano arrampicati ieri. Intanto la protesta si è spostata davanti alla Prefettura. Comizio volante in corso Monforte
di Ilaria Carra
Ancora una giornata tesi alla Innse di via Rubattino. La protesta dei cinque operai che ieri si sono introdotti nella fabbrica per salire poi su un carro ponte prosegue ad oltranza. L'appello dei sindacati per un intervento diretto del premier Silvio Berlusconi è rimasto, sinora, inascoltato. E il possibile incontro in Prefettura con il titolare dell'Innse Silvano Genta è sfumato: l'imprenditore incontrerà la stampa nel pomeriggio negando l'ipotesi di un confronto con i sindacati. Che, al contrario di quanto è avvenuto ieri, non potranno mantenere i contatti con gli operai sul carro ponte: la polizia ha loro vietato l'ingresso in fabbrica, assicurando direttamente l'assistenza ai protagonisti della protesta.

Dopo 14 mesi di lotta, la vicenda della Innse di via Rubattino aveva vissuto ieri alcuni dei momenti più caldi. Cinque operai erano riusciti a intrufolarsi nella fabbrica, eludendo la sorveglianza del cordone di polizia e sono saliti su un carro ponte, a metà mattina, minacciando di buttarsi giù. La protesta è proseguita per tutta la notte.

A loro contininuano ad arrivare attestati di solidarietà L'ultimo quello del cardinale Dionigi Tettamanzi. «È come buttare via un tesoro ogni volta che si chiude una fabbrica — ha detto a nome del cardinale don Raffaello Ciccone, responsabile della Pastorale del Lavoro per la Diocesi di Milano, inviato da Tettamanzi in sostegno e solidarietà ai lavoratori -. Non è solo una questione di reddito: qui c’è di mezzo la dignità dei lavoratori spesso considerati come dei rifiuti umani».

L’appello della Diocesi, rivolto anche alla Regione affinché tenti il tutto e per tutto, non è stato l’unico. Dopo aver rifiutato, d’a ccordo con i cinque sulla gru, la proposta della Prefettura di sospendere fino a lunedì lo smantellamento, la Fiom è andata oltre: «Chiediamo un intervento diretto al presidente del Consiglio Berlusconi - dice Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom-Cgil - per bloccare lo smantellamento dei macchinari all’i nterno della Innse».





Alla Regione che aveva puntato il dito contro i giudici, ritenuti gli unici che potevano bloccare lo sgombero e non l’hanno fatto, il presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro, risponde così: «Non si può pensare che i conflitti sociali possano essere risolti dal tribunale - replica Pomodoro - La Regione è libera di esprimere ogni sua opinione ma non credo che il giudice che lunedì si occupava della causa tra Aedes e Genta potesse decidere di bloccare un decreto ingiuntivo emanato da un altro giudice. Ora l’unica soluzione potrebbe essere un nuovo provvedimento d'urgenza. Io sono sempre per la conciliazione tra le parti. Il caso va risolto sul piano politico».

Per due volte ieri operai e forze dell’ordine sono arrivati al contatto, specie poco dopo l’entrata delle cinque tute blu nella fabbrica che come prima cosa si sono subito accorti della macchina più grande già fatta a pezzi. Da lì al gesto, estremo, è stato un attimo: barricati su una gru fino alla notte, e fino alla minaccia di buttarsi. Una mossa disperata, per i lavoratori della Innse, che ha causato però subito lo stop dello smontaggio delle altre macchine: vista la situazione, e la sicurezza a rischio, gli altri operai, quelli incaricati dai nuovi inquirenti di smontare i macchinari, non potendo più proseguire se ne sono andati.

Mentre l’immobiliare proprietaria dell’area, Aedes, fa sapere di aver avuto un incontro con un imprenditore interessato all’a cquisto, «anche se preliminare» precisa, il Comune respinge ogni accusa di voler speculare sull’area: «Non c’è alcun progetto e non si costruirà nessun metro cubo finché la questione non sarà risolta — assicura Carlo Masseroli, assessore all’Urbanistica — il punto è se c’è qualcuno che vuole far vivere ancora quella realtà».
(05 agosto 2009)

lunedì 3 agosto 2009

il Presidente della Repubblica ha promulgato il decreto legge correttivo

03/08/2009
Promulgata la legge sui provvedimenti anticrisi ed emanato il decreto-legge correttivo

C o m u n i c a t o

E' stato oggi sottoposto al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il decreto-legge correttivo di alcune disposizioni del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, recante provvedimenti anticrisi.

Il Capo dello Stato ha quindi promulgato il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 78 del 2009, avendo anche preso atto della dichiarazione resa dal Presidente del Consiglio dei Ministri che subordina l'applicabilità della norma sulle disponibilità auree della Banca d'Italia al conseguimento del parere favorevole della Banca centrale europea, oltre che del parere conforme della stessa Banca d'Italia.

Il Presidente della Repubblica ha successivamente emanato il decreto-legge correttivo, che entrerà in vigore contestualmente alla legge di conversione del decreto anticrisi.

Roma, 3 agosto 2009

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Documento in formato PD

ANTIMAFIA A PAROLE


3 Agosto 2009

Antimafia a parole

Autore Luigi de Magistris
Il fatto di aver espletato per circa quindici anni le funzioni di Pubblico Ministero in territori caratterizzati da una radicata e forte presenza della criminalità organizzata mi pone come osservatore privilegiato tanto da poter giungere alla conclusione che solo una parte dello Stato intende effettivamente lottare contro le mafie.La mafia, dopo la stagione delle stragi politico-mafiose degli anni 1992-1993, ha deciso di adottare la strategia politico-criminale tipica della ’ndrangheta, ossia quella di evitare il conflitto armato con esponenti delle Istituzioni e di penetrare, invece, in modo capillare, nel tessuto economico-finanziario ed in quello politico-istituzionale.L’infiltrazione nell’economia e nella finanza è talmente diffusa in tutto il territorio nazionale che le mafie contribuiscono ormai, in buona parte, al prodotto interno lordo del nostro Paese tanto da far sì che non si possa più distinguere tra economia legale ed economia illegale. Le mafie hanno enormi capitali da investire che rappresentano il provento della gestione del traffico internazionale di droga. Il riciclaggio avviene nel settore immobiliare, nelle finanziarie, nelle banche, nell’edilizia, nel commercio all’ingrosso ed al minuto, nelle società di calcio, nelle società che si occupano di ambiente, nella sanità, nei lavori pubblici; insomma, dove c’è denaro, dove c’è business, le mafie sono interessate.E quando si controllano, illegalmente, settori nevralgici dell’economia nessun cittadino può dire che si tratta di problematiche a lui estranee, che non lo riguardano direttamente: difatti, se la criminalità organizzata controlla parte del ciclo dell’edilizia si comprende perché gli edifici si frantumano alla prima scossa di terremoto; se la criminalità organizzata gestisce i traffici di rifiuti tossico-nocivi si capisce perché in Italia c’è un’emergenza ambientale e sanitaria senza uguali nell’Unione Europea. La mafia, quindi, non è un problema solo di alcune regioni del Paese, non è un fatto per addetti ai lavori. E’ un’emergenza nazionale: criminale, politica, economica, sociale e culturale.Attraverso, poi, la gestione illegale della spesa pubblica, il controllo dei finanziamenti pubblici (anche dell’Unione Europea), le mafie, in questi ultimi 17 anni in particolar modo, sono penetrate, in modo articolato e pervasivo, nella politica e nelle Istituzioni. Quando si riesce a controllare parte significativa della spesa pubblica - e mi riferisco soprattutto, in questo caso, alle regioni del Sud Italia, ma non solo - si condizionano appalti e sub-appalti in tutti i settori (ambiente, sanità, infrastrutture, informatica, formazione professionale, ecc.), si decide a chi affidare opere e lavori, quali progetti debbono essere approvati, si condiziona il mercato del lavoro decidendo insieme - criminalità organizzata, politica ed imprenditoria collusa - quali persone assumere ed alla fine si condiziona pesantemente la democrazia attraverso il voto di scambio che trova linfa con il vincolo delle appartenenze.È nella gestione illegale della spesa pubblica, soprattutto attraverso la creazione di una miriade di società miste pubblico-private, che si realizzano anche le nuove forme di corruzione: non ci sono più, infatti, le valigette dei tempi di Chiesa e Poggiolini, ma le consulenze, i progetti, i posti nelle compagini delle società miste, le assunzioni, gli incarichi. E’ anche qui che avviene l’intreccio criminale tra controllori e controllati, è in questi segmenti che si radica il rapporto collusivo tra criminalità organizzata e pezzi delle Istituzioni: politici - che hanno realizzato anche le nuove modalità di finanziamento illecito dei partiti - funzionari e dirigenti di enti pubblici, magistrati, appartenenti alle forze dell’ordine e dei servizi segreti. Spesso il collante di questi segmenti deviati - non residuali, purtroppo - delle Istituzioni sono centri di potere molto influenti: logge massoniche coperte, lobby, comitati d’affari, club di servizi, strutture talvolta con ampie radici nel mondo ecclesiastico.Di fronte ad un cancro di tali dimensioni la lotta alle mafie a 360 gradi viene svolta da irriducibili: taluni magistrati ed appartenenti alle forze dell’ordine, singoli politici, esponenti della società civile. Siamo ancora troppo pochi e sotto assedio dei poteri forti e di quelli criminali. Lo Stato, nel suo complesso, invece, si accontenta del contrasto solo ad un certo «livello» di mafia: le estorsioni, il traffico di droga, gli omicidi. Quando si affronta, invece, il nodo fondamentale - quello che rappresenta la linfa vitale del sistema mafioso - i rapporti mafia-politica, mafia-economia e mafia-istituzioni, si rimane isolati: non è più lo Stato che agisce, ma servitori dello Stato.E’ su questi temi che la storia d’Italia ha conosciuto la stagione degli omicidi politico-mafiosi, è su tali intrecci criminali che si stanno consolidando quelle che si possono chiamare le morti professionali di servitori dello Stato da parte di articolazioni dello Stato stesso: si tratta delle tecniche raffinatissime di neutralizzazione dei servitori dello Stato scomodi, ingombranti, deviati ed antropologicamente diversi per il sistema mafioso. Quello che è più grave è che tali nuove strategie - per nulla estemporanee - avvengono nel silenzio e, in taluni casi, anche con il contributo di chi dovrebbe essere tra i principali alleati di coloro i quali contrastano - non con chiacchiere o passerelle politico-istituzionali - le forme più pericolose ed insidiose delle mafie: quella dei colletti bianchi del terzo millennio.Ed è su questi temi che ho trovato importanti le immediate prese di posizione congiunte, con riferimento alla lotta alle mafie, al Parlamento Europeo - nelle prime riunioni - tra parlamentari di Italia dei Valori e Partito democratico. Ed è per questo che tutte le forze democratiche del Paese debbono vigilare affinché le indagini in corso presso le Procure di Palermo e di Caltanissetta non subiscano interferenze che possono provenire non solo dalla politica, ma anche dall’interno dello stesso ordine giudiziario: non posso non ricordare che, in epoca assai recente, indagini giudiziarie molto rilevanti proprio sulla criminalità organizzata dei colletti bianchi non sono state fermate dalla mano militare dei Riina e Provenzano di ultima generazione ma dalla carta bollata del Consiglio Superiore della Magistratura che ha trovato convergenze parallele con la politica ed i poteri forti.

Postato da Luigi de Magistris in

BENVENUTO AL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE NAZIONALE


3 Agosto 2009

Benvenuto al nuovo Movimento di Liberazione Nazionale
Nell'indifferenza nazionale della casta e dei suoi media, sabato nessuno si e' accorto di un fatto molto rilevante: Beppe dal suo blog annuncia la nascita di un movimento per il prossimo autunno, che si presenterà alle elezioni regionali del 2010. Finalmente, caro Beppe, ti sei convinto di quanto ti segnalai qualche anno fa: “per cambiare il Paese bisogna metterci la faccia”, lo dico con sincerità e senza compiacimento: finalmente sei sceso nell’arena anche tu, deluso da questa classe politica al tramonto, predatrice ed incapace contro cui Italia dei Valori si scontra un giorno si e l’altro pure.
Ho accolto la notizia con grande entusiasmo e nessuna preoccupazione, un sentimento, il mio, molto lontano dalle parole con cui i notabili del Pd ti hanno liquidato appena qualche settimana fa definendoti “membro di un movimento ostile”. Ora quel “movimento ostile” dietro cui si muovono qualche milione di cittadini, che in realtà, a mio avviso, costituisce una manifestazione esemplare di democrazia diretta, nata e cresciuta all’ombra della Rete, può trovare un’identità alle urne delle prossime elezioni.
Mi auguro di avere nel nuovo Movimento di Liberazione Nazionale, così come lo hai definito, un valido interlocutore per l’Italia dei Valori affinché, insieme, si possa innescare il cambiamento che gli italiani aspettano da molti governi, una “rivoluzione democratica” per rinnovare il Paese mobilitando le coscienze del primo partito nazionale: quello degli sfiduciati, degli astenuti, delle schede bianche.
Un benvenuto, dunque, e porte aperte al movimento con cui Italia dei Valori ha sempre condiviso larga parte delle sue battaglie, idee e programmi e con cui mi auguro si possa riuscire nell’avvincente impresa in cui ci siamo cimentati da qualche anno ormai: far soffiare un vento nuovo nella politica e nella democrazia italiana in odor di vecchio, e a dir il vero, anche di marcio.
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Postato da Antonio Di Pietro in

sabato 1 agosto 2009

GIORGIO NON FIRMARE


Sì del Senato, con 166 voti a favore e 109 contrari. Contrari Udc, Idv e PdIl Consiglio dei ministri ha poi dato il via libera alle disposizioni richieste dal Colle
Anticrisi, varato dl e correttivoL'opposizione: "Legge dannosa"
I senatori dell'Italia dei valori hanno indossato la maglietta "Giorgio non firmare"Berlusconi: "Tassa sull'oro rispetta l'autonomia di Bankitalia e Bce"

L'Aula del Senato, con 166 voti a favore e 109 contrari, ha votato la fiducia al decreto anticrisi che diventa così legge. Favorevoli PdL e Lega nord, contrari Udc, Idv e Pd. Al voto non hanno partecipato i due senatori del Movimento per l'autonomia. Alle 11 si è riunito il Consiglio dei ministri che ha varato le disposizioni correttive richieste dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Le modifiche introdotte. Le correzioni varate dal Consiglio dei ministri al dl anticrisi intervengono per chiarire le norme relative alla Corte dei conti, alle competenze del ministero dell'Ambiente, allo scudo fiscale e al ponte sullo stretto. Il nuovo dl prevede il coinvolgimento del ministero dell'Ambiente nelle misure urgenti in materia di energia. Nella parte relativa alla Corte dei conti, si prevede che "le procure possono iniziare l'attività istruttoria ai fini dell'esercizio dell'azione di danno erariale a fronte di specifica e concreta notizia di danno, fatte salve le fattispecie direttamente sanzionate dalla legge". Per quanto attiene al danno d'immagine il testo governativo prevede che "il corso della prescrizione dell'eventuale illecito contabile resta sospeso fino alla conclusione del procedimento penale". Lo scudo fiscale, introdotto con il decreto legge anticrisi, non varrà per i procedimenti in corso. Infine il ponte sullo stretto. Non è più previsto che l'attuale amministratore delegato della società Stretto di Messina Piero Ciucci venga nominato commissario straordinario per il ponte sullo stretto. La nuova norma, infatti, non fa più riferimento a Ciucci, ma dice genericamente che dovrà essere nominato "un commissario".
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Berlusconi: "Legge su tasse auree rispetta Bankitalia e Bce". Il decreto non contiene, invece, nessun intervento sulla tassa sull'oro. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha precisato tramite una nota ufficiale: "La norma è chiara e non può prestarsi ad equivoco. Secondo quanto espressamente previsto dall'articolo 14 del decreto legge non potrà avere applicazione senza il parere 'non ostativo', cioè favorevole, della Bce e senza il consenso espresso della Banca d'Italia. E' evidente perciò che, nella lettera e nello spirito, la norma è pienamente rispettosa dell'indipendenza istituzionale e finanziaria della Banca d'Italia e del tutto coerente con i principi del Trattato e del sistema europeo delle Banche centrali". L'opposizione: "Legge inutile e dannosa". Proteste in aula al momento del voto con Stefano Pedica, senatore dell'Idv che ha mostrato una maglietta bianca con al centro la scritta "Giorgio non firmare". Il capogruppo Felice Belisario e i senatori Giuliano Carlino e Stefano Pedica sono invece scesi nella sala stampa per regalare le magliette ai giornalisti. "L'iter di questo decreto si chiude oggi in maniera ridicola e rocambolesca. Dopo due voti di fiducia, uno alla Camera e uno al Senato, questo provvedimento è stato modificato dal governo". Lo ha affermato Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato. "Il governo ha annullato il ruolo del Parlamento", commenta Rocco Buttiglione vicepresidente della Camera dei Deputati e presidente dell'Udc. Alle critiche ha risposto il ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli. "Con l'approvazione dei correttivi del dl anticrisi sono state fatte modifiche di carattere formale - ha affermato Matteoli al termine del Consiglio dei ministri -. Non c'è nessuno stravolgimento politico del provvedimento". (1 agosto 2009)

LA MAFIA RINGRAZIA

31 Luglio 2009

Fondi: la mafia ringrazia
Autore Stefano Pedica


Anche oggi abbiamo subito l'ennesima bugia di questo governo. Si era impegnato, nel passato Consiglio dei ministri, per dare una risposta per il comune di Fondi, dove il prefetto Frattasi, il primo cittadino della legalità, ci aveva informato con 500 cartelle che quel comune era un intreccio tra Camorra, N'drangheta, Mafia e tutte le persone che erano colluse con la criminalità organizzata, i consiglieri comunali, il sindaco, funzionari comunali e tante persone della famiglia Tripodo, che governa ancora oggi all'interno di questo comune.Non dimentichiamoci che a Fondi c'è il MOF, il mercato ortofrutticolo più grande d'Europa, dove la criminalità organizzata è presente e si sta organizzando sul territorio. Questo è un mercato dove c'è una commissione tra politica locale, nazionale e la criminalità organizzata. Su questo stiamo facendo una battaglia, perché Fondi è un esempio di criminalità che si allarga in tutta Europa con il MOF, e con questa entratura lenta dal basso Lazio, da Latina a Fondi, arriva fino al nord, quella che dichiariamo come la nuova criminalità organizzata, quella fatta dai politici, dai colletti bianchi, quella che il Lodo Alfano ha salvato, quella che attraverso la non risposta del Consiglio dei ministri sta dando vita a questa nuova criminalità. Fatta da chi? Dai soliti noti: da un governo irresponsabile che non ha ancora dato una risposta ai cittadini di Fondi e all'Italia intera, fatta da quei personaggi, da quei ministri, che guarda caso sono consapevoli perché non dando una riposta danno una mano alla criminalità organizzata. Questo per noi dell'Italia dei Valori vuol dire “restare in silenzio”, e voi tutti sapete che per noi il silenzio è mafioso.Continueremo la protesta. La prima settimana ero da solo, oggi eravamo 5 parlamentari, siamo andati dentro la sala stampa del Consiglio dei ministri, non ci hanno fatto entrare, hanno cambiato la sala stampa e noi, simbolicamente, abbiamo occupato quella principale. Il Presidente del Consiglio, perché aveva vergogna di dire che ancora oggi non era stato deciso su una cosa di cui tutti siamo a conoscenza, 17 arresti, 500 cartelle del prefetto Frattasi, ha rimandato tutto al prossimo Consiglio dei ministri. La Mafia ringrazia, che può prendere spunto: “seguiamo il modello Fondi perché si può delinquere, il Consiglio dei ministri, non sciogliendoci, vuol dirci che stiamo perorando una causa buona, quella della criminalità organizzata”.Ricordatevi, la criminalità organizzata non ha colore politico, e noi lo stiamo dimostrando, mentre il governo dimostra di avere un colore politico, quello di aiutare con il silenzio quella criminalità che noi tutti stiamo combattendo. Ecco perché saremo ancora presenti. Settimana scorsa ero da solo, oggi eravamo in cinque, e saremo sempre più parlamentari a chiedere a questo governo bugiardo, a questo governo che aiuta la criminalità organizzata, a dirci se sta con l'illegalità o con la legalità. Noi tutti siamo dalla parte della legalità. Oggi erano seduti 24 ministri, ed io, ironicamente, ho detto: “C'è un 25° ministro, quello della criminalità”. Questo non lo vogliamo, continueremo a combatterlo, e al prossimo Consiglio dei ministri saremo più numerosi come parlamentari e come cittadini.
Postato da Stefano Pedica in

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